lunedì 14 novembre 2011

INTERVENTO SUL RENDICONTO GENERALE DELL'AMMINISTRAZIONE DELLO STATO

Discussione del disegno di legge: S. 2967 - Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2010  -7 novembre 2011
  Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Assemblea è nuovamente chiamata in data odierna ad esaminare il disegno di legge recante Rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2010, in conseguenza delle note vicende parlamentari che comunque nel prosieguo del mio intervento evidentemente sarò anche costretto brevemente a richiamare.
Si tratta di un passaggio doveroso in ragione della particolare natura del disegno di legge che approva il Rendiconto generale dello Stato. In proposito, occorre infatti considerare che l'articolo 81 della Costituzione prevede che le Camere approvino ogni anno il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L'approvazione del disegno di legge di rendiconto, la cui iniziativa è riservata come per il bilancio al Governo, ha solo formalmente natura legislativa, mentre nella sostanza assume una valenza politica.
La stessa formulazione nell'articolo 81 della Costituzione chiarisce che l'approvazione del Rendiconto è costituzionalmente doverosa.
Alla luce di queste premesse, l'articolo 35 della legge di contabilità e finanza pubblica, la legge n. 196 del 2009, ai sensi del quale «il Ministro dell'economia e delle finanze presenta alle Camere, entro il mese di giugno, il Rendiconto generale dell'esercizio scaduto il 31 dicembre dell'anno precedente, articolato per missioni e programmi», costituisce puntuale attuazione del precetto costituzionale.
Come tutti sappiamo, la Camera dei deputati, nella seduta dell'11 ottobre 2011, ha respinto l'articolo 1 del disegno di legge di Rendiconto per l'anno 2010 presentato dal Governo, che recitava: «Il rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato e i rendiconti delle amministrazioni delle aziende autonome per l'esercizio 2010 sono approvati nelle risultanze di cui ai seguenti articoli». Nella seduta dell'Assemblea del 12 ottobre 2011, il Presidente ha dato conto della conclusione a cui è pervenuta la Giunta per il Regolamento, convocata in merito alle conseguenze procedurali della votazione del giorno precedente, con la quale era stato respinto l'articolo 1 del disegno di legge di approvazione del Rendiconto generale dello Stato.
In particolare, la Giunta, a maggioranza, ha ritenuto di non potersi procedere oltre nell'iter del disegno di legge di Rendiconto in quanto, a seguito della mancata approvazione dell'articolo 1, il provvedimento doveva considerarsi respinto. Ciò ha comportato, altresì, la sospensione dell'iter del disegno di legge di assestamento che, a norma dell'articolo 119, comma 8, del Regolamento, è esaminato con il disegno di legge di approvazione del Rendiconto. Tale conseguenza è stata fatta discendere dalla natura stessa dei due provvedimenti, in quanto la Giunta, a maggioranza, ha ritenuto che il Rendiconto costituisca un presupposto logico e giuridico-contabile del disegno di legge di assestamento.
In seguito alla conclusione cui è pervenuta la Giunta per il Regolamento, secondo la quale il carattere sostanzialmente inemendabile del Rendiconto, pacificamente riconosciuto in dottrina e nella prassi parlamentare, non avrebbe consentito al Governo la presentazione di emendamenti, se non di quelli volti ad apportare modifiche di carattere meramente formale o tecnico, il Governo, nella riunione del Consiglio dei Ministri del 14 ottobre, ha deciso unanimemente di ripresentare al Parlamento il disegno di legge recante il Rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio 2010. Si tratta di una decisione che era stata anticipata dal Presidente Berlusconi in occasione delle dichiarazioni rese alla Camera dei deputati nella giornata del 13 ottobre 2011, sulle quali gli è stata ribadita la fiducia a maggioranza assoluta dei componenti di questa Camera.
A fronte dell'incidente parlamentare derivante dalla mancata approvazione dell'articolo 1 del Rendiconto, giustamente il Presidente del Consiglio ha ritenuto necessario sanare la situazione con un voto di fiducia politico. È evidente che, alla luce dell'articolo 94, secondo e terzo comma, della Costituzione, la mancata approvazione del Rendiconto non è equiparabile ad un voto di sfiducia. Si tratta, tuttavia, di un voto che ha valore sostanzialmente politico e, quindi, è stato opportuno confermare la fiducia del Parlamento con un voto che riparasse la situazione anomala che si era venuta a creare.
Il 14 ottobre scorso la Corte dei conti, a sezioni riunite, ha esaminato il nuovo disegno di legge del Rendiconto, approvato dal Consiglio dei Ministri, e ha dichiarato che le risultanze in esso contenute sono corrispondenti a quelle già parificate il 28 giugno 2011. Il disegno di legge all'esame dell'Assemblea non presenta, quindi, differenze sostanziali rispetto a quello precedentemente esaminato.
Sul piano formale segnalo, invece, che il disegno di legge si compone di un solo articolo, mentre il contenuto degli ulteriori articoli recati dal precedente disegno di legge è stato trasformato in allegati al disegno di legge. A mio avviso, si tratta di un'articolazione del provvedimento maggiormente conforme alla natura giuridica del Rendiconto e conferma il valore eminentemente politico del suo esame parlamentare. La mancata innovatività del disegno di legge in esame, rispetto a quello inizialmente presentato dal Governo, si è riflettuta, peraltro, anche sul dibattito svoltosi sia al Senato sia alla Camera, nel quale la gran parte degli interventi si è incentrata su temi attinenti alla procedura di esame del provvedimento. Sul punto non posso che ribadire l'assoluta correttezza del percorso procedurale seguito dal Governo, dal momento che, da un lato, sarebbe stato impossibile presentare un disegno di legge di contenuto diverso da quello inizialmente presentato e, dall'altro, non sarebbe stato immaginabile che la mancata approvazione dell'articolo 1 determinasse una situazione di impasse insuperabile.
Auspico, pertanto, anche alla luce delle recenti vicende internazionali e della pressione cui il Paese è esposto sui mercati, che la Camera possa approvare celermente il Rendiconto, al fine di superare definitivamente quanto è accaduto lo scorso 11 ottobre, e di concludere rapidamente anche l'esame del disegno di legge di assestamento, evitando, quindi, ulteriori speculazioni a danno del nostro Paese.

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