giovedì 26 maggio 2016

VALORIZZAZIONE E SALVAGUARDIA DELLE SPECIE ERBACEE SICILIANE

Il territorio agricolo siciliano è caratterizzato da un’ampia variabilità per fattori fisici (morfologia, altitudine), climatici, e pedologici. Ciò, unitamente alla diversità nelle tradizioni colturali locali e nelle preferenze e gusti dei consumatori locali, ha portato, nel corso dei secoli, ad una ampia diversificazione genetica delle specie tradizionalmente coltivate. Sino al secondo dopoguerra, tale diversità è stata mantenuta dagli stessi agricoltori attraverso la moltiplicazione delle popolazioni locali tramandate di generazione in generazione.
Successivamente, il diffondersi delle nuove varietà selezionate per rispondere alle esigenze di un’agricoltura sempre più intensiva ha causato l’abbandono degli agro‐ecotipi o la drastica riduzione delle superfici loro dedicate; ciò di conseguenza ha portato alla perdita di parte della preziosa variabilità accumulatasi nella millenaria storia dell’agricoltura siciliana.

L’avvio di attvità sistematiche di raccolta, caratterizzazione e conservazione delle risorse genetiche del territorio isolano ancora reperibili presso gli agricoltori o presso le banche di germoplasma appare oggi imprescindibile; tali risorse infatti da una parte costituiscono un patrimonio immediatamente utilizzabile attraverso la valorizzazione della tipicità dei prodotti agricoli e dall’altra rappresentano un serbatoio di geni adattativi e di resistenza che potranno risultare preziosi per le future necessità dell’umanità attraverso programmi di miglioramento genetico.

Se ne parlerà domani a S. Stefano Quisquina con inizio alle ore 10 nella sede della fondazione “A e S Lima Mancuso” durante l'Incontro conclusivo del progetto “Salvaguardia e valorizzazione di popolazioni e varietà siciliane di specie erbacee di interesse agrario” organizzato dall'Università degli studi di Palermo in collaborazione col Ministero delle politiche agricole.
Ospiti, fra gli altri, il Professore Stefano Colazza, Direttore del Dipartimento Scienze Agrarie e Forestali (SAF) Università degli Studi di Palermo, Rosa De Gregorio – Servizio I Dipartimento Agricoltura – Ass. reg. agricoltura,sviluppo rurale e pesca mediterranea ed il senatore Giuseppe Marinello presidente della Commissione Ambiente al Senato.

mercoledì 25 maggio 2016

RAEE@SCUOLA: PREMIAZIONE DEI COMUNI VIRTUOSI

Mercoledì 25 maggio 2016 alle ore 11.30, presso la Sala Conferenze della sede ANCI NAZIONALE a Roma, si terrà la conferenza stampa nazionale di presentazione dei risultati della quarta edizione del progetto RAEE@scuola. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e dal Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, si è svolta da ottobre 2015 a maggio 2016, con la finalità di insegnare agli studenti delle classi IV e V elementare e delle secondarie di 1° grado dei 48 Comuni aderenti, selezionati su tutto il territorio, la corretta modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).
Interventi:
Giuseppe Francesco Maria Marinello, Presidente Commissione Ambiente del Senato della Repubblica
Filippo Bernocchi, Delegato ANCI Energia e Rifiuti;
Viviana Solari, Coordinatrice Progetto RAEE@scuola;
Giancarlo Dezio, Presidente del CdC RAEE;
Ermete Realacci, Presidente Commissione Ambiente della Camera dei Deputati; 
Rosa De Pasquale, Capo Dipartimento Ministero Istruzione; 
Barbara Degani, Sottosegretario Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Saranno consegnate delle targhe ai 10 Comuni più “virtuosi”
Il progetto RAEE@scuola4 è la quarta edizione di un importante progetto di educazione ambientale che vuole insegnare a bambini e genitori cosa sono i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche e come vanno gestiti correttamente. L’obiettivo è comunicare ai più piccoli perché essi si facciano promotori di buone pratiche nei confronti delle famiglie: fratelli, genitori e nonni. Questa quarta edizione è la naturale prosecuzione di un percorso virtuoso avviato negli scorsi anni e, comprendendo per la prima volta anche gli alunni delle scuole medie inferiori, si propone di incrementare i positivi risultati già ottenuti, rendendo inoltre sempre più diretta e continuativa l’interazione fra i soggetti interessati al tema RAEE (cittadini, centri di raccolta, CdC RAEE). Lo scopo ultimo è rendere le scuole non solo luoghi di apprendimento della corretta gestione, ma quando possibile, veri e propri centri permanenti di raccolta.

lunedì 23 maggio 2016

COP21: CONVEGNO ORGANIZZATO DA ASSORINNOVABILI

Sono già passati sei mesi da COP21, ma la politica energetica italiana non è cambiata! Occorre agire subito per rispettare gli accordi sul clima sottoscritti a Parigi.
Cosa deve cambiare? Le risposte al convegno organizzato da assoRinnovabili in programma martedì 24 maggio a Roma, al Tempio di Adriano (piazza di Pietra) dalle 10.00 alle 13.00. 
Aprirà i lavori Agostino Re Rebaudengo, Presidente assoRinnovabili. 
Per meglio comprendere il contesto: la ricerca di Althesys “Il Global Cost dell’energia e gli effetti dello sviluppo delle rinnovabili”, realizzata da Alessandro Marangoni, lo studio “La svolta dopo l’Accordo di Parigi – Italy Climate Report 2016”, curato da Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e lo speech di Guido Saracco dell’Istituto Italiano di Tecnologia “La CO2 come opportunità: la ricerca italiana per un futuro sostenibile”.
Il convegno proseguirà con la tavola rotonda moderata da Michele Renzulli del TG1, alla quale parteciperò insieme a Enrico Borghi, Commissione Ambiente della Camera, Lucia Bormida, Vice Presidente Assoelettrica, Basilio Catanoso, Commissione Agricoltura della Camera, Gianni Girotto, Commissione Industria del Senato, Rossella Muroni, Presidente Legambiente, e Carlo Pignoloni, Responsabile Europe Enel Green Power.

mercoledì 18 maggio 2016

PROTEZIONE DELL'AMBIENTE E RICERCA AMBIENTALE: IL MIO INTERVENTO IN AULA

Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente e disciplina dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale
Discussione del disegno di legge


Signora Presidente, il disegno di legge all'esame dell'Assemblea è stato approvato all'unanimità alla Camera dei deputati e testimonia l'importanza del tema e della necessità di addivenire a soluzioni condivise. È proprio per questo motivo che la Commissione 13a al Senato non ha voluto apportare alcuna modifica al testo licenziato dalla Camera, tranne l'introduzione di una clausola di invarianza finanziaria della quale sinceramente, a nostro parere, non c'era esplicitamente bisogno, ma che, in ottemperanza ai Regolamenti e anche alla legge, siamo stati costretti ad inserire.
Il tema delle Agenzie ambientali è piuttosto datato perché, in effetti, nasce all'indomani del referendum del 18 aprile 1993, che vide l'83 per cento degli italiani votare «sì» riguardo all'ipotesi di enucleare le mansioni di controllo sull'ambiente dalle strutture delle organizzazioni sanitarie al fine di esaltarne la specificità e, quindi, con la consapevolezza di quanto fosse importante, già a quel tempo, un controllo reale sull'ambiente, con tutte le implicazioni che derivano e derivarono da quella intuizione.
Infatti, è precisamente da quel momento che ha avuto inizio un percorso di natura normativa, organizzativa ed operativa a conclusione del quale si è costituito un sistema di Agenzie, che annovera 10.000 persone, impegnate su tutto il territorio nazionale in opera di prevenzione sanitaria e in campo ambientale.
A seguito degli esiti del referendum, fu promulgata la legge n. 61 del 1994, che conteneva disposizioni sulla riorganizzazione dei controlli ambientali, sull'istituzione dell'Agenzia nazionale e indicava anche che Regioni e Province autonome si dotassero, attraverso proprie leggi, di Agenzie regionali. Le leggi regionali sono state promulgate in un arco temporale piuttosto lungo, durato circa dieci anni, fino al 2006 e per molte Agenzie e Regioni, dopo la prima legge istitutiva, vi sono già stati significativi aggiornamenti normativi.
Ma bisogna riconoscere come ciascuna Regione, nella propria autonomia, ha lavorato e legiferato in maniera diversa, istituendola propria Agenzia ambientale, in modo sicuramente non omogeneo su tutto il territorio nazionale, per cui il panorama nazionale risulta essere composito, con Agenzie che hanno diversi compiti, diverse funzioni, diverse organizzazioni e anche diverse dimensioni.
Questo crea non solo una disomogeneità teorica sul territorio nazionale, ma anche una certa distonia che, in un certo qual modo, crea difficoltà a cittadini e imprese. Basti pensare a grandi imprese, che lavorano su tutto il territorio nazionale che si trovano a impattare, Regione per Regione, con regolamenti, procedure e iter procedimentali completamente diversi l'uno dall'altro.
È altrettanto vero, però, che le problematiche operative, che costituiscono il fulcro di quasi tutte le Agenzie, e i controlli sulle fonti di emissione e i monitoraggi sullo stato dell'ambiente presentano, viceversa, problematicità omogenee a cui bisogna dare risposte univoche, qualsiasi sia il territorio dove vivono i cittadini.
Vi sono, dunque, alcuni aspetti del complesso lavoro di riorganizzazione e razionalizzazione del sistema che dovranno essere chiariti, a partire dalla necessità di garantire una definizione di sistema agenziale che oggi non può che essere un sistema organizzativo in grado di dare risposte tecniche efficaci a costi minimizzati.
Le attese più forti sono sul cambiamento e sulla stabilizzazione del ruolo e delle funzioni delle Agenzie ambientali, ruolo che deve cambiare perché oggi sta cambiando il modo di essere della pubblica amministrazione. Deve cambiare poiché deve consolidare l'importante aspetto tecnico di ciascuna Agenzia a supporto della prevenzione sanitaria e ambientale; deve cambiare poiché la sensibilità dei cittadini, nelle materie ambientali e di prevenzione della salute collettiva, intesa come bene primario da tutelare, è sempre crescente e ha bisogno di risposte chiare e trasparenti, oltre che tecnicamente ineccepibili.
Pertanto, l'articolato del disegno di legge provvede all'istituzione di un Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente (il cosiddetto Sistema nazionale), di cui fanno parte l'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e le Agenzie regionali e delle Province autonome di Trento e Bolzano per la protezione dell'ambiente.
Il Sistema nazionale concorre al perseguimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile, della riduzione del consumo di suolo, della salvaguardia e promozione della qualità dell'ambiente, della tutela delle risorse naturali e della realizzazione del principio "chi inquina paga". Peraltro, la norma è in assoluta coerenza con quella modifica approvata, proprio qui in Senato, nell'iter parlamentare della riforma costituzionale, che ha voluto inserire proprio l'ambiente tra i beni sottoposti a tutela costituzionale come interesse primario per il Paese.
Il Sistema nazionale ha una pluralità di compiti ben definiti, tra cui il monitoraggio dello stato dell'ambiente e della sua evoluzione, il controllo dei fattori di inquinamento delle matrici ambientali e delle "pressioni sull'ambiente", l'attività di ricerca, di trasmissione ai diversi livelli istituzionali e di diffusione al pubblico dell'informazione ambientale, il supporto tecnico-scientifico per l'esercizio di funzioni amministrative in materia ambientale, la partecipazione ai sistemi nazionali e regionali preposti agli interventi di protezione civile, sanitaria e ambientale, nonché la collaborazione con gli organismi aventi compiti di vigilanza e ispezione, l'attività di monitoraggio degli effetti sull'ambiente derivanti dalla realizzazione di opere infrastrutturali, le funzioni di supporto tecnico allo sviluppo e all'applicazione di procedure di certificazione di qualità ecologica dei prodotti e dei sistemi di produzione.
Il provvedimento definisce inoltre le funzioni di indirizzo e coordinamento tecnico dell'ISPRA, finalizzate a rendere omogenee, sotto il profilo tecnico, le attività del Sistema nazionale e trasferisce alla stessa ISPRA le funzioni degli organismi collegiali già operanti presso il Ministero dell'ambiente, per i quali era stato avviato un procedimento di riordino.
Si attribuisce inoltre alle Agenzie regionali e provinciali la personalità giuridica di diritto pubblico e l'autonomia tecnico-scientifica, amministrativa e contabile. Le Agenzie svolgono le attività istituzionali obbligatorie necessarie a garantire il raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali nei rispettivi territori di competenza. Credo che questo sia un concetto fondamentale, perché proprio questi livelli essenziali costituiscono quel livello minimo omogeneo che deve valere su tutto il territorio nazionale e che il Sistema nazionale è pertanto tenuto a garantire, anche al fine del perseguimento degli obiettivi di prevenzione collettiva previsti dai livelli essenziali di assistenza sanitaria. L'ISPRA dovrà infatti programmare le principali linee di intervento finalizzate ad assicurare il raggiungimento di questi livelli essenziali sull'intero territorio nazionale e garantire l'approvazione del programma che costituisce il documento di riferimento per la definizione dei piani e delle attività delle singole Agenzie.
Al fine di uniformare a livello nazionale le modalità di analisi dei dati, si è ritenuta opportuna la creazione di una rete nazionale di laboratori accreditati, tenuti ad applicare i metodi ufficiali di analisi approvati dal Sistema nazionale, al fine di armonizzare i sistemi di conoscenza, monitoraggio e controllo delle matrici ambientali. Il Sistema nazionale è - sì - tenuto a ricorrere in via prioritaria alla rete nazionale dei laboratori interni, ma, sapendo quanto sia notevole la mole di lavoro, ha anche la possibilità di rivolgersi, alla bisogna, ai laboratori esterni, che devono però rispondere a quei criteri di omogeneità che, come ho detto, valgono su tutto il territorio nazionale
Per finanziare l'attività dell'ISPRA si prevede la concessione di un contributo statale che si configura come integrativo rispetto alla dotazione ordinaria, quantificato periodicamente in relazione alle previsioni del piano annuale delle attività. Tutto questo consente all'ISPRA e alle Agenzie l'assunzione di personale e l'acquisizione di beni strumentali per le finalità della legge e nei limiti delle risorse finanziarie indicate.
Appare evidente, quindi, che la strada che il disegno di legge in esame intende percorrere è quella di un'uniformità di mansioni da compiere in trasparenza e nel raggiungimento di un livello davvero efficiente di monitoraggio e salvaguardia dell'ambiente e della salute dei cittadini, propositi, questi, che soltanto un'univoca normazione è in grado di assicurare.
Il tutto è coerente con tutti i passi che abbiamo percorso in questa legislatura in tema di tutela dell'ambiente (dalle norme sul dissesto idrogeologico, alle disposizioni volte a salvaguardare il consumo del suolo, al testo sui reati ambientali, al collegato ambientale) e la celerità che in Commissione abbiamo assicurato all'esame del provvedimento e, mi auguro, l'analoga celerità in Assemblea stanno a dimostrare il nostro reale intendimento.
Signora Presidente, mi sia consentita un'ultima notazione. Questa legge è sicuramente una buona legge. A mio avviso, tuttavia, approvato questo provvedimento, bisognerà fare un ulteriore passo in avanti, cercando di capire e intuire quali siano i settori della ricerca che non ha più senso che stiano dentro l'ISPRA o il Sistema nazionale delle Agenzie e debbano confluire in un grande sistema della ricerca pubblica, che può essere garantito dalle università e dal CNR. La scissione tra sistema delle Agenzie e sistema della ricerca può sicuramente garantire una migliore efficienza del sistema delle Agenzie.

martedì 17 maggio 2016

ECONOMIA CIRCOLARE: RELAZIONE: I RISULTATI

La consultazione pubblica del Senato
sul pacchetto "Economia circolare"

Sala Caduti di Nassiriya, martedì 17 maggio 2016, ore 11


Onorevole Presidente, Autorità, egregi Colleghi, gentili Ospiti

Il dossier sull'economia circolare rappresenta una delle priorità dell'azione dell'Unione europea, anche alla luce del recente accordo internazionale raggiunto alla Conferenza delle Parti di Parigi, lo scorso dicembre.

Il contenimento dell'uso delle risorse ambientali e il loro impiego sostenibile nelle migliori condizioni di efficienza produttiva rappresentano elementi cruciali nell'ambito della strategia internazionale volta al contenimento dell'incremento medio della temperatura globale entro il limite di 1,5 gradi centigradi.

In tale contesto, il paradigma dell’economia circolare si contrappone quello all'approccio tradizionale dell'economia lineare, basato su un modello che prevede la produzione di un bene, il suo utilizzo e, alla fine, il suo conferimento in discarica, quando non il suo abbandono.

Tale approccio risulta ormai obsoleto e comporta un elevato spreco di risorse con un forte impatto ambientale.

Il modello dell'economia circolare mira invece a perseguire modalità di sviluppo più etiche, poiché rispettose dell'ambiente e di ciò che sarà il lascito alle future generazioni: un modello economico nel quale le risorse vengono utilizzate all’insegna di criteri sostenibili sotto il profilo ambientale, mantenendo quanto più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse e riducendo al minimo la produzione dei rifiuti, all'insegna della circolarità dell'impiego dei fattori produttivi.

Le misure del pacchetto propongono quindi un  approccio integrato, che va ben oltre il focus sui rifiuti, e includono azioni volte a promuovere l’economia circolare in ogni fase della catena del valore, dalla produzione alla riparazione e ai prodotti secondari, coinvolgendo tutti gli attori, sia dal lato della produzione che del consumo.

Ciò nella consapevolezza che l’aspetto ambientale dell'economia non è un semplice risvolto di un processo di trasformazione produttiva, ma costituisce l'altra faccia della medaglia ed è, al contempo, il contesto in cui lo stesso processo di trasformazione si inserisce.

Il dossier dell’economia circolare è all’ordine del giorno della Commissione ambiente del Senato da circa un anno e mezzo. Sono già state approvate due risoluzioni di indirizzo al Governo e di orientamento del dialogo politico con le Istituzioni europe: la prima approvata nel 19 novembre 2014;la seconda nel luglio 2015.

Il 2 dicembre 2015, la Commissione europea ha presentato la comunicazione e le quattro proposte di modifica della direttiva, che oggi costituiscono il pacchetto"economia circolare".

Nell'ambito dell'esame del pacchetto"economia circolare", la Commissione ambiente del Senato ha avviato - sulla base delle disposizioni regolamentari vigenti - una procedura di consultazione pubblica, i cui risultati vengono oggi discussi. Il fine di questa consultazione è quello di rappresentare gli interessi nazionali nell'ambito del dialogo politico e nel processo decisionale europeo.

Si è quindi proceduto ad acquisire informazioni e valutazioni delle parti interessate su ciascuna delle proposte in esame, per l'elaborazione del contributo da trasmettere alla Commissione europea.

La consultazione si è articolata, da un lato, in un ciclo di audizioni in Commissione con il deposito di contributi da parte dei soggetti auditi e, dall'altro, nella somministrazione di  questionari sui cinque documenti di cui si compone il pacchetto. La consultazione è rimasta aperta - dal 1° febbraio al 31 marzo 2016 - ai contributi di tutti coloro che intendessero partecipare al processo decisionale europeo con osservazioni sul merito delle proposte legislative.

I cittadini, le autorità pubbliche, le imprese, le Università, i centri di ricerca e tutti gli altri soggetti governativi e non governativi interessati sono stati invitati, a seguito della pubblicazione di un Bando sul sito web della Commissione ambiente, a esprimere le proprie riflessioni su alcune questioni relative al contenuto e all'impatto previsto del piano di azione e di ciascuna delle quattro proposte di direttiva.

Nell'ambito della consultazione, si sono svolte 21 audizioni informali in Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari, mentre 30 sono stati i portatori di interesse che hanno risposto ai questionari, 17 sono le memorie depositate in audizione e 8 i documenti trasmessi, per un totale di 55 contributi.

La natura dei contributi è risultata articolata poiché hanno partecipato soggetti ed enti sia pubblici che privati; sia rappresentativi di interessi collettivi che portatori di interessi di categoria. In particolare:

·        2 Regioni (Emilia Romagna e Lombardia)
·        10 Fondazioni, Università, Centri studi, Società di consulenza
·        25 Federazioni e Associazioni rappresentative di categorie produttive
·        9 Consorzi
·        2 Associazioni di consumatori
·        5 Imprese private
·        2 Cittadini.


I contributi pervenuti sono stati analizzati per essere presi in considerazione in sede di predisposizione della risoluzione che - una volta approvata dalla Commissione ambiente del Senato - sarà trasmessa alla Commissione europea nel quadro del dialogo politico e costituirà atto di indirizzo al Governo per i negoziati in sede di Consiglio dell'Unione europea.

Va, in proposito, sottolineato che le consultazioni pubbliche svolte a livello nazionale non si sovrappongono a quelle promosse dalla Commissione europea, ma le integrano e le arricchiscono con la valutazione dell'impatto delle politiche dell'Unione europea sui territori.

Una volta approvata la risoluzione, è intenzione della Commissione che mi onoro di presiedere di rappresentare, in audizione a Brussel dinnanzi alla Commissione ambiente del Parlamento europeo, presieduta dall’onorevole LA VIA, i contenuti di quanto elaborato in sede nazionale, al fine di trasmettere il senso della presenza istituzionale e la riconoscibilità della posizione nazionale, oltre la semplice trasmissione materiale della risoluzione.

Nel merito dei contenuti occorre sottolineare che il contributo nazionale all'insieme di misure contenute nel pacchetto dell'economia circolare consentirà all'Italia di esprimere contenuti qualificati - per conoscenze tecnologiche e sensibilità ambientale - in grado di supportare il processo di circolarizzazione dell'economia.

La complessa revisione operata dalle proposte di modifica delle direttive incide su una pluralità di norme nazionali in materia di rifiuti. La ridefinizione degli obiettivi per la gestione dei rifiuti dovrà essere attentamente recepita nella normativa nazionale ai diversi livelli istituzionali ed essere integrata nei sistemi nazionali di gestione dei rifiuti, finendo per incidere positivamente  sull'assetto del territorio.

Dalle risposte pervenute nell’ambito della consultazione sono emersi i seguenti profili di criticità:
·        attenzione non adeguata al tema della raccolta differenziata, che non viene resa obbligatoria;
·        esigenza di maggiore chiarezza nelle definizioni, con particolare riferimento a quelle di "rifiuti urbani", "sottoprodotti" ed "end of waste";
·        necessità di maggiore chiarezza, in relazione ai profili attuativi, sul ruolo dei soggetti coinvolti nell'economia circolare, soprattutto in relazione alla responsabilità estesa del produttore e ai costi di gestione.

Inoltre, con riferimento ai profili applicativi in ambito nazionale delle proposte del pacchetto, sono state evidenziate le seguenti criticità:
·        mancanza di sistemi adeguati di gestione dei rifiuti;
·        scarsa operatività del Sistri;
·        carente applicazione della normativa vigente;
·        assenza di indirizzi chiari per l'azione degli operatori di settore;
·        obsolescenza di alcune disposizioni;
·        limitazione della raccolta differenziata a cinque categorie di rifiuti, con risultati non omogenei a livello territoriale;
·        scarsa chiarezza del quadro informativo, tale da ingenerare difficoltà per i cittadini nella gestione dei rifiuti.

Come ho accennato, la trattazione del dossier dell'economia circolare ha inoltre costituito l'occasione per la sperimentazione pur nell'attuale assetto istituzionale e regolamentare - di nuove procedure volte a dare consistenza alle previsioni della riforma costituzionale - che assegna al Senato un ruolo di collegamento tra le istanze locali e regionali e le istituzioni europee.

In ciò valorizzando il ruolo di indirizzo politico della Commissione permanente, che ha costituito una piazza ideale (nel senso dell’agorà greca) in cui rappresentare in maniera trasparente le istanze dei portatori di interesse.

In occasione della Conferenza interparlamentare "Energia, innovazione ed economia circolare", tenutasi a L'Aja il 3 e 4 aprile 2016, la consultazione pubblica promossa dal Senato è stata apprezzata quale best practice dagli altri Parlamenti dell'Unione europea  e intermini lusinghieri si è espresso anche il Commissario europeo per l'Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, Karmenu Vella.

Ciò a dimostrazione della capacità della buona Politica di generare meccanismi virtuosi di rappresentatività, in grado di esprimere in maniera integrata i diversi livelli istituzionali, attraverso un sistema di facilitazione verticale che permette di rappresentarne le istanze, grazie a procedure partecipate e democratiche.


lunedì 16 maggio 2016

ECONOMIA CIRCOLARE: SI PRESENTANO I RISULTATI DELLA CONSULTAZIONE PUBBLICA

Il prossimo 17 maggio, alle ore 11, avrà luogo presso la Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama la conferenza di presentazione dei risultati della Consultazione pubblica sul Pacchetto "economia circolare", presentato dalla Commissione europea il 2 dicembre 2015.
Su tali proposte legislative, la Commissione Ambiente ha svolto una consultazione pubblica per acquisire informazioni e valutazioni delle parti interessate, che si è conclusa il 31 marzo.
La consultazione è stata aperta a quanti desiderano partecipare al processo decisionale europeo con osservazioni sul merito delle proposte legislative. I cittadini, le Regioni, le imprese, le Università, i centri di ricerca e tutti gli altri soggetti governativi e non governativi interessati sono stati invitati a esprimere - su un questionario on line - le proprie riflessioni sul contenuto e sull'impatto del piano di azione e di ciascuna delle quattro proposte di direttiva.
I contributi pervenuti sono stati elaborati dagli Uffici del Senato e saranno presi in considerazione ai fini della risoluzione che sarà trasmessa alla Commissione europea nel quadro del dialogo politico e costituirà atto di indirizzo al Governo per i negoziati in sede di Consiglio.
La consultazione pubblica promossa del Senato è stata apprezzata quale best practice dal Commissario europeo per l'ambiente Karmenu Vella e dagli altri Parlamenti dell'Unione europea, in occasione della Conferenza interparlamentare tenutasi a l'Aja il 3 e 4 aprile.
Va, in proposito, sottolineato che le consultazioni pubbliche svolte a livello nazionale non si sovrappongono a quelle della Commissione europea, ma le integrano e le arricchiscono con la valutazione dell'impatto delle politiche dell'Unione europea sul territorio nazionale.

Nel corso dell'evento interverranno per un indirizzo di saluto il Presidente del Senato, on. Pietro Grasso e il Sottosegretario all'ambiente, on. Silvia Velo. Seguirà la presentazione dei risultati della consultazione da parte del Presidente della Commissione ambiente, sen. Giuseppe Marinello. A seguire interverranno i relatori in Commissione sugli atti comunitari,  sen. Mario Morgoni, sen. Laura Puppato, sen. Stefano Vaccari, nonché l'on. Stefano Bonaccini, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e on. Franco Iacop, Presidente della Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome concluderà l'on. Giovanni La Via, Presidente della Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare  del Parlamento europeo.

mercoledì 11 maggio 2016

UNIONI CIVILI: IL TESTO E' PIENO DI LACUNE


"Il testo sulle Unioni Civili che il Governo vuole approvare e' assurdo e pieno di lacune che creeranno enormi problemi di attuazione della legge. Chiedere il voto di fiducia su una questione cosi' controversa e divisiva, che incide sulle le coscienze dei parlamentari, e' un atto politicamente inopportuno se non addirittura autolesionista per il Governo.
C'e' il rischio che il voto di fiducia su questa materia gli faccia perdere tanti voti e non solo al referendum."
 "Avevo gia' scritto al Presidente Grasso che questa norma non calcola le ricadute economiche di un equiparazione dei coniugi dello stesso sesso. Ha ragione l'arcivescovo di Monreale Mons. Michele Pennisi che definisce la fiducia sul testo come un bavaglio al Parlamento, una limitazione alla democrazia: evidentemente le spinte di piccole e ben definite lobby contano piu' degli interessi delle famiglie quelle vere"