martedì 29 novembre 2016

DANNI DEL MALTEMPO: A CALTABELLOTTA CROLLA UN PEZZO DI MONTAGNA



“La bomba d’acqua che si e’ abbattuta, colpendo varie zone della Sicilia occidentale, sta mettendo in ginocchio moltissime città tra cui in particolare i comuni di Ribera, Caltabellotta e Sciacca.
I danni all’agricoltura sono ingenti, cosi’ come pesanti sono le conseguenze sulla viabilità con infrastrutture colpite gravemente dall’alluvione. A Sciacca tantissime strade cittadine sono allagate, mentre pezzi della SS 115 sono chiusi al traffico.
Allagamenti ed ingenti danni si registrano anche
per la struttura ‘Verdura Resort’ e la strada di collegamento Sciacca-Caltabellotta è chiusa per una frana.
Ma è la cittadina di Caltabellotta che mi ha impressionato (le foto lo documentano) e ieri ho incontrato il sindaco Segreto e alcuni assessori per fare la conta dei danni.
Siamo di fronte ad un’emergenza che da un lato impone di agire nel piu’ breve tempo possibile per ripristinare i collegamenti ed iniziare a fare i conti dei danni per proclamare lo stato d’emergenza.
Cio’ anche alla luce del’eccezionalità delle
precipitazioni, che in poco tempo sono state pari a quelle di tutto un anno.


lunedì 14 novembre 2016

CAMBIAMENTI CLIMATICI: MISSIONE A MARRAKECH

Nel corso della XXI Conferenza delle Parti (COP21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutasi a Parigi lo scorso dicembre, si è adottato un Accordo con il quale per la prima volta quasi tutta la membership ha sottoscritto pubblici impegni di riduzione delle emissioni clima alteranti. Il combinato disposto di dette riduzioni dinamizza un contesto che finora era stato rigidamente suddiviso fra un ridotto gruppo di Stati (identificati con i membri OCSE) con determinati obblighi e il resto della comunità internazionale esonerato dagli stessi.
Fra le più importanti misure decise dall’Accordo rientra la fissazione dell'obiettivo di contenimento del riscaldamento entro 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, con l’impegno ad operare attivamente per un ulteriore abbassamento della soglia a 1,5°C. Inoltre, in applicazione del principio delle “responsabilità comuni ma differenziate”, i Paesi industrializzati dovranno continuare a "guidare il cammino", per raggiungere il picco massimo delle emissioni di origine antropica al più presto, per poi realizzare una situazione di neutralità delle emissioni nella seconda parte del secolo.
L’Accordo è entrato in vigore il 4 novembre, con una tempistica senza precedenti, a dimostrazione dell’impegno collettivo nella lotta al cambiamento climatico. La Conferenza delle Parti di Marrakech (7-18 novembre), svolgerà quindi anche la funzione di prima riunione delle Parti dell’Accordo. Il deposito dello strumento di ratifica dell’Italia avverrà in questi giorni, dopo un iter brevissimo, anch’esso a dimostrazione della forte volontà politica.
 L’adozione dell’Accordo ha anche stimolato i negoziati in altri ambiti: la Conferenza delle Parti del Protocollo di Montreal tenutasi a Kigali in ottobre ha stabilito una tabella di marcia per la progressiva riduzione della produzione ed utilizzo degli idrofluorocarburi (HFC), gas che non hanno un impatto sullo strato di ozono stratosferico, ma con elevato potenziale di riscaldamento globale. L’Assemblea dell’ICAO, tenutasi anch’essa lo scorso ottobre, ha approvato due risoluzioni in materia di protezione ambientale che tracciano un quadro con diverse misure, dalla riduzione delle emissioni acustiche al miglioramento della qualità dell'aria, alla creazione di un sistema di riduzione e compensazione delle emissioni di anidride carbonica, basato sia su innovazione tecnologica, carburanti alternativi, ottimizzazione di rotte e procedure operative degli aeroplani, sia su misure di mercato.
 A differenza della CoP di Parigi, dalla CoP22 l’attenzione si concentrerà su diversi deliverables, affinché il “Paris work programme” sia completato entro il 2018. In particolare, secondo l’Italia e l’UE, devono essere fatti sostanziali passi avanti riguardo il meccanismo di loss and damage (revisione del Warsaw International Mechanism) e Capacity Builiding (definizione dei terms of reference del Paris Committee on Capacity Building). Particolare attenzione sarà posta altresì sulla trasparenza (Paris transparency framework) e soprattutto sulla finanza del clima, relativamente alla quale è stato pubblicato ad ottobre un esaustivo report che indica che l’obiettivo dei 100 miliardi annui a partire dal 2020 verrà ampiamente raggiunto.

 Sarà inoltre sottolineato il ruolo della Global Climate Action Agenda, un esercizio mirato a stimolare e coordinare tutti i portatori di interesse a tutti i livelli per una rapida riduzione delle emissioni e per aiutare i Paesi più vulnerabili nella lotta ai cambiamenti climatici.

giovedì 10 novembre 2016

ATTIVITA' ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI IN SICILIA: INTERVENTO IN AULA

Relazione territoriale della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati sulla Regione Siciliana

Signor Presidente, 
tratterò in un unico intervento ambedue le relazioni della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti: la relazione territoriale sulla Regione Veneto e la relazione territoriale sulla Regione Siciliana.
Per quanto riguarda il Veneto, viene fuori una fotografia interessante, perché sicuramente si tratta di una Regione che da decenni ha saputo curare con grande attenzione il settore, disegnando quindi una sorta di eccellenza dal punto di vista territoriale, con un sistema di raccolta secco-umido che interessa il 99 per cento dei Comuni. Ma quello che viene fuori - ed è molto interessante - è che la potenzialità complessiva degli impianti esistenti in Veneto è quasi doppia rispetto al fabbisogno regionale del trattamento dell'organico. Pertanto in questa Regione è venuta su una sorta di filiera industriale al servizio anche di altri territori del Paese. Questo è un dato molto interessante, perché di fatto in alcuni casi, che sono peraltro ben identificati e registrati, questa situazione determina o crea delle criticità.
In effetti delle criticità ci sono, iniziando dalla Città metropolitana e dalla Provincia di Venezia, dove vengono identificati ben 240 siti contaminati e dove ci sono ben 439 siti da bonificare. Questa criticità viene fuori in Provincia di Verona, dove la situazione peggiore è in una zona, peraltro bellissima, della Valpolicella, nel Comune di Pescantina e nel sito cosiddetto di Ca' Filissine, dove si è venuta a creare una situazione drammatica dovuta alla continua perdita di una vecchia discarica, con inquinamento delle falde ed inquinamento dei suoli, in una situazione di grave abbandono da parte della società che gestiva tale impianto e che ha riversato la criticità sulle comunità. Questa criticità è registrata anche in provincia di Vicenza, in provincia di Treviso e in provincia di Rovigo, dove la centrale termoelettrica di Porto Tolle, che - come noi sappiamo - è una centrale di proprietà dell'ENEL ed è peraltro una delle più grandi d'Europa, ha continuato per anni a funzionare mediante l'utilizzo di olio combustibile denso.
Un'altra problematica che riguarda il Veneto è quella relativa alla questione dei fanghi di depurazione, che sono provenienti anche dal trattamento delle acque reflue urbane e che pare siano prodotti largamente in eccesso rispetto all'effettiva esigenza del mercato e pertanto vengono spesso distribuiti in maniera illecita.
Ora, in questa panoramica che ho voluto sintetizzare, seppur in una Regione che ha e vanta dei numeri e dei dati sicuramente significativi, sono venute fuori delle gravi irregolarità. Comunque, quello che bisogna sottolineare è che si tratta di irregolarità e talvolta di illeciti che comunque non vedono mai la presenza della criminalità organizzata.
Situazione assolutamente diversa, invece, nell'altra relazione territoriale, quella sulla Regione Siciliana. In quel caso dobbiamo registrare un ottimo lavoro compiuto dalla Commissione, una notevole quantità di dati acquisiti e una serie di approfondimenti assolutamente interessanti, da cui emerge che in Sicilia, nell'arco dei decenni, si è determinato un quadro normativo confuso e contraddittorio, che ha creato una serie di stratificazioni molto spesso confliggenti tra loro e che, di fatto, non hanno mai chiuso alcuni capitoli, ma hanno fatto sopravvivere complesse situazioni legislative e gestionali. Vi è la sovrapposizione di ATO, di ARO, di SRR, che crea una grande confusione, disastrosa per la gestione dei servizi, disastrosa dal punto di vista dell'equilibrio finanziario dei Comuni e, alla fine, disastrosa per i cittadini. Assunzioni, clientele, nuovo precariato, mancanza di strategie, situazioni addirittura paradossali, in cui gli amministratori delle società di ambito, le cosiddette ATO, caratterizzate dal massimo delle clientele e della cattiva politica, sono stati, poi, nominati liquidatori delle stesse società, in conflitto giuridico con il ruolo precedente e, addirittura, le medesime persone sono state identificate come presidenti delle SRR.
Il tutto disegna, a mio avviso, una situazione di gravi scorrettezze, talvolta di illegalità, caratterizzata da insolvenza economica e da gravi diseconomie. Si aggiunga a ciò una burocrazia lenta, una guida politica della Regione Siciliana poco autorevole, soprattutto in questi ultimi quattro anni, ritardi nell'esame delle richieste dei nuovi impianti o degli ampliamenti degli impianti già esistenti, ritardi che, peraltro, si registrano a discapito sia delle società pubbliche che di quelle private.
In parole povere, la Regione Siciliana, di fatto, nell'arco degli anni ha cambiato più volte indirizzo: si è passati da un indirizzo politico del 2002 nel quale si tendeva principalmente alla valorizzazione energetica dei rifiuti. Successivamente, cambiando il governo, il Presidente della Regione e la maggioranza, si è passati a un altro indirizzo, ossia alla valorizzazione delle frazioni umide, individuando la frazione secca, da indirizzare verso il riciclo, e quella umida, che doveva essere lavorata, trasformata e utilizzata. A tal fine si è prodotto un piano regionale dei rifiuti, che trovava attuazione in una posta di bilancio considerevole, circa 100 milioni di euro, che dovevano essere impiegati per la costruzione di tali impianti. Negli ultimi anni vi è stato un nuovo cambio di maggioranza, di Presidente della Regione e di indirizzo di gestione; si è arrivati a definanziare gli impianti che erano già stati individuati e che servivano per il trattamento. Il governo regionale ha chiesto nuove fasi di emergenza, utilizzando le quali si è andati in deroga alla legge sugli appalti; si è proceduto all'ampliamento delle discariche esistenti, sia pure pubbliche, e alla gestione di gare in assoluta deroga, tra l'altro identificando commissioni di gara su nomina fiduciaria di natura esclusivamente politica, con componenti che oggi appaiono assolutamente imbarazzanti.
Questo è il quadro in sintesi. Tutto questo ha creato e crea un'enorme confusione e, dove c'è enorme confusione, dove la burocrazia non funziona, dove c'è una classe politica incapace a gestire, si annida spesso il malaffare, documentato in numerosissime inchieste e anche dai dati della Commissione d'inchiesta. Dietro il malaffare spesso si annidano non solo la cattiva politica e la cattiva burocrazia, ma in alcuni casi anche la criminalità organizzata.
Questo è lo spaccato di quanto è avvenuto in Sicilia e di quanto continua ad avvenire, in un fallimento totale che è stato suggellato negli ultimi quattro anni di governo dell'attuale presidente Crocetta, e soprattutto degli assessori, cui era deputata tale attività di controllo e gestione.
Per arrivare alle conclusioni del mio intervento, mi rivolgo con un appello al Governo che vedo qui agitarsi in Aula: a mio avviso è arrivato il momento di una grande assunzione di responsabilità. A dire la verità, l'abbiamo già registrata negli ultimi mesi con un cambio di passo e con un'attenzione elevata alla problematica e alla criticità siciliana, il che si deve alla guida politica del ministro Galletti e all'azione mirabile degli uffici (in particolare del direttore generale Grillo), ma è ora necessario operare l'ulteriore passaggio verso un'assunzione di responsabilità diretta da parte dello Stato e a un commissariamento definitivo nei confronti della Regione Siciliana, con l'assunzione da parte dello Stato di tutti i poteri sostitutivi che la legge prevede e consente. Infatti, un governo regionale, con una classe politica e una classe dirigente che hanno dimostrato la totale assoluta incapacità e inadeguatezza, non può continuare a gestire il disastro.
L'invito che allora rivolgo al Governo è di avere coraggio, perché questo chiedono oggi i siciliani nella stragrande maggioranza. Bisogna quindi procedere a un commissariamento esterno, che si avvalga degli uffici del governo territorialmente competenti, in particolare delle prefetture, che individui quelle strategie che consentano di gestire questa fase di grande difficoltà e consentano alla Sicilia di uscire progressivamente da questa fase emergenziale, cercando di mantenere dritta la rotta verso un obiettivo che deve essere identificato e che allo stato non intravediamo, proprio per le politiche contraddittorie che hanno caratterizzato la gestione dell'intero settore dal 2002 a oggi.
Questo è in sintesi il giudizio politico che diamo. Siamo grati, ancora una volta, alla Commissione per avere acquisito una quantità enorme di dati che oggi ci consentono di arrivare a queste conclusioni. Certamente, nell'ambito dei lavori in Commissione si poteva scendere più nel particolare, si potevano fare alcuni approfondimenti e qualche focus in più: ad esempio sulle gestioni criminali o sulle gestioni dissennate delle ATO (le autorità d'ambito), come sulla questione dei subappalti, o sulla questione incresciosa di società pubbliche o in house che, a loro volta, si servono di fornitori non iscritti nelle white list. Sono tutte realtà che si sarebbe potuto approfondire, ma il dato che a noi oggi interessa è registrare la relazione nel suo valore complessivo e partire da questi dati per trarre le debite conseguenze. 

mercoledì 9 novembre 2016

GLI ELETTORI AMERICANI HANNO SCELTO DONALD TRUMP

#DonaldTrump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America e la sua elezione dimostra chiaramente che i sondaggi e le opinioni di giornalisti, opinionisti, pseudo esperti politici, economisti e tuttologi infilati dentro contenitori televisivi conta zero.
Io non ho fatto parte e non faccio parte di quella folla che come in una partita di calcio si è schierata da una parte o dall’altra a seconda delle notizie che riportavano i giornali.
Per i giornali e le TV un giorno Trump era cattivo perché non rispettava le donne, altro giorno era buono perché rispettava i reduci, e la Clinton era brava perché faceva del bene ai poveri altro giorno era sotto inchiesta etc… come se l’elezione di un presidente degli Stati Uniti non dipendesse dalla “pancia” della gente” dagli umori dei dimenticati, dai malati senza assistenza sanitaria, dalle minoranze etniche bistrattate, dal tasso di disoccupazione, dalla delinquenza e dal bisogno di sicurezza di una Nazione intera. No, un candidato (secondo i nostri opinionisti)  era giudicabile solo sulla base della propria storia privata.  (Se valesse per tutti, in Italia molti non sarebbero candidabili).
E mi sono divertito ad osservare il provincialismo di certi politici italiani che, dimenticando il proprio ruolo istituzionale e presi dalla frenesia dell’esprimere un’opinione a tutti i costi si sono lasciati andare persino a giudizi ad personam su tutti i mezzi di comunicazione possibili (dalla carta stampata ai social) dimenticando che gli unici deputati ad esprimere un’opinione, gli unici che conoscevano veramente la realtà delle cose erano gli elettori americani.  
E gli elettori americani hanno votato, democraticamente, ed hanno eletto Donald Trump alla guida del Paese alla faccia dei catastrofisti che in questi mesi hanno affollato TV e giornali prospettando scenari apocalittici e nazioni alla deriva economica e sociale.
Ebbene, io non credo che con questo voto l’America  passerà da simbolo di sogni, da Paese delle opportunità, da Paese civile a Nazione comprimaria, perché se milioni di americani hanno espresso in tutta tranquillità la loro preferenza verso un candidato piuttosto che un altro, (cosa che in molte nazioni, e non solo africane, non si fa!) questo fa di loro un Paese forte.
Ora, io credo che per esprimere un parere su una questione bisogna che su quell’argomento si conosca tutto (o quasi). E siccome non faccio parte della schiera dei tuttologi e non ho la frenesia del “passaggio” in TV o del trafiletto sul giornale ho preferito osservare. 
E devo ammetterlo, mi sono divertito!

Mi piacerebbe vedere la faccia di quei politici italiani che fino a ieri si lasciavano andare ad un “speriamo che vinca una donna” quando si troveranno davanti il Presidente degli Stati Uniti (perché questo è Donald Trump, volente o nolente). Magari diranno che sono stati interpretati male, che non volevano offendere nessuno, che poter esprimere un giudizio è segno di democrazia. 
Ma in Democrazia c’è anche il diritto di potere stare zitto. E in molti avrebbero dovuto farlo!

venerdì 4 novembre 2016

UNA BELLA SETTIMANA DI LAVORO CONCLUSA CON OTTIMI RISULTATI

Questa settimana, malgrado sia stata breve per i lavori in Commissione Ambiente che ho l'onore di presiedere, ha portato a risultati eccezionali su vari fronti. E ne sono orgoglioso!
Abbiamo portato a casa un importante lavoro sull'adeguamento delle infrastrutture idriche.
Infatti c'è stato il via libera dell'Assemblea del Senato a tre mozioni su questo importante settore. La prima mozione, a mia prima firma, impegna tra l'altro il Governo a salvaguardare le attività poste in essere prima dalla struttura tecnica commissariale e successivamente dai competenti dipartimenti del ministero delle Politiche agricole, in modo da assicurare la continuità ed il completamento delle iniziative tese a chiudere i contenziosi in atto, a selezionare le opere irrigue di rilevanza nazionale di nuova programmazione e a valutare progetti di investimento per l'autosufficienza energetica degli enti irrigui nazionali.
Abbiamo ascoltato il grido d'allarme dell'Anci Sicilia sulla disastrosa gestione dei rifiuti in Sicilia messa in atto (o sarebbe meglio dire, NON messa in atto) dal Governo Crocetta.
Una delegazione dell’Anci Sicilia è stata ascoltata in Commissione Ambiente del Senato. Nel corso dell’incontro la delegazione – composta dal Presidente regionale dell’Anci, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e dal sindaco di Sciacca Fabrizio Di Paola – ha posto l’attenzione sul tema dello smaltimento dei rifiuti in Regione. Con dovizia di particolari è stato illustrato lo stato disastroso della gestione dei rifiuti in Sicilia, causato dall’assenza di un piano regionale serio e da un quadro normativo affastellatosi nell’arco degli anni che ha creato una serie di sovrastrutture gestionali che si sono caratterizzate per sprechi e inefficienze. 
Ma questo lo sapevamo e in merito ci eravamo già attivati. Di sicuro non ci fermeremo.
E infine (ma non per ultimo) abbiamo dato seguito al lavoro svolto dalla commissione sulla Valle del Belice approvando una risoluzione. La Commissione ha ravvisato l’esigenza non più prorogabile di concludere l’annosa vicenda della ricostruzione post sismica, ivi inclusa la realizzazione di un programma di bonifiche ambientali per lo smaltimento dell’amianto e dell’eternit delle baracche. 
Elementi valutati dalla Commissione durante il sopralluogo effettuato il 30 maggio scorso. Occasione che è servita ad incontrare i sindaci della Valle del Belìce e vedere quali piani di intervento servano per mettere in sicurezza il territorio, anche dal rischio idrogeologico.
Un altro aspetto importante che la Commissione pone al governo riguarda un piano di interventi per la viabilità generale e in particolare, quelle intercomunali, provinciali e interpoderali, che ad oggi risultano inadeguate e non idonee per favorire lo sviluppo di queste aree interne. Per ultimo, definire definitivamente la ricostruzione, il cui ammontare è stato quantificato e individuato dal Ministero delle Infrastrutture in accordo con il coordinamento dei sindaci del Belice.

Insomma è stata una bella settimana!

TRE MOZIONI SULL'ADEGUAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE IDRICHE

L'Aula del Senato approva tre mozioni che puntano all'adeguamento delle infrastrutture idriche italiane. La prima di queste mozioni, firmata dal senatore di Ap Giuseppe Marinello, impegna il governo "a salvaguardare le attività poste in essere prima dalla struttura tecnica commissariale e successivamente dai competenti dipartimenti del Ministero delle politiche agricole, al fine di assicurare la continuità ed il completamento delle iniziative tese a chiudere i contenziosi in atto, a selezionare le opere irrigue di rilevanza nazionale di nuova programmazione, a valutare progetti di investimento per l'autosufficienza energetica degli enti irrigui nazionali; e ad avviare, nel rispetto delle competenze regionali, una seria riflessione sul modello di governo dei consorzi di bonifica al fine di garantire una gestione più trasparente".
La mozione del M5S impegna, invece, il governo a "contenere la proliferazione normativa che preclude un'efficace attività dei consorzi; a fornire indicazioni di indirizzo generale per rendere più omogenee le legislazioni regionali e rafforzare la qualità dei processi di produzione agricola; a sollecitare le Regioni, nel rispetto del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni, affinché provvedano a un riordino normativo che definisca le competenze dei vari enti operanti sul territorio e consentano un'efficiente bonifica per la difesa del suolo".
 Quella messa a punto dai senatori di Sinistra Italiana-Sel impegna il governo ad avviare "un monitoraggio completo delle opere necessarie alla rete infrastrutturale idrica, segnalando in particolar modo le opere avviate ma non completate; a garantire, per la cantierizzazione degli interventi, l'impiego immediato delle risorse disponibili nel piano irriguo nazionale, portando le risorse disponibili per il periodo di 2014-2020 a circa 800 milioni di euro; a dare priorità agli interventi nei territori interessati da fenomeni di siccità, con particolare riguardo alle regioni del Sud Italia; ad integrare l'implementazione del risparmio idrico tra i criteri centrali degli interventi; a procedere ad una riorganizzazione del sistema dei consorzi di bonifica".