lunedì 14 marzo 2011

QUESTIONE NORD AFRICA. LIBIA REFLUENZE ECONOMICHE

I recenti accadimenti del Nord Africa sono stati determinati anche da motivazioni di natura economica e determinano a sua volta delle conseguenze che ri riverberano sui mercati e nel nostro paese. Occorre considerare una serie di effetti perversi in parte legati fra loro:
- l’eccesso di liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali per sostenere l’economia ed evitare i rischi di deflazione (crollo dei prezzi), li ha tenuto bassi dal 2008 ad oggi. I tassi però oggi sono obbligati a salire a causa dell’inflazione (il cui effetto con tassi bassi provocherebbe il paradosso di pagare un interesse minore del tasso d’inflazione) Dobbiamo sottolineare come nel caso italiano tale inflazione sia prevalentemente esterna, dovuta cioè ai prezzi del petrolio, di quelle materia prime che sono in crescita, e del rapporto di cambio euro-dollaro. Il rischio è che il tutto determini la combinazione di due fenomeni: stagnazione e inflazione, sintetizzati da parecchi economisti con un termine di nuova invenzione, stag-flazione che sostanzialmente non è altro che la coesistenza in uno stesso periodo di due perniciose condizioni.
-le tensioni sui mercati mondiali delle materie prime, innanzitutto alimentari. Infatti da un lato assistiamo alla crescita di consumi alimentari di paesi emergenti (India e Cina), unitamente ad una diminuzione di alcune produzioni determinata da fattori contingenti (incendi in Russia e Ucraina, alluvioni in Australia, vulcano islandese, cattivo raccolto in Canada).
Una tabella pubblicata dal New York Times sottolinea che i paesi dove è scoppiata la rivolta sono quelli dove il costo del cibo sul totale del reddito familiare è superiore al 30%. Un ulteriore rialzo delle materie prime ha sensibilmente contribuito a provocare la rivolta. Dobbiamo anche considerare come su queste situazioni spesso si innestano fenomeni speculativi, specie utilizzando le cosiddette operazioni con i derivati, ed infatti occorrerebbe agire in sede sovranazionale per evitare tali fenomeni speculativi almeno su 4 prodotti fondamentali (mais, riso, grano e zucchero) così come occorrerebbe riflettere sulle politiche agricole dell’Unione Europea tese negli ultimi anni ad una limitazione delle produzioni: infatti in un mondo affamato quale migliore merce di scambio se non le materie prime alimentari?
Accenniamo soltanto alle questioni relative al costo del petrolio che come è noto a tutti condiziona non soltanto il nostro sviluppo, ma l’economia globale. E’ evidente come tutte queste questioni si riverberino sull’Europa e in particolare sul nostro paese che corre tra l’altro il rischio di una vera e propria invasione di profughi. Per altro, i paesi arabi usano la crescita della popolazione come arma (i palestinesi lo dichiarano espressamente), una sorta di politica simile a quella del fascismo i quali aveva tra i propri slogan: “i popoli con tanti figli fanno la guerra ai popoli con tanti soldi”.
Tra le preoccupazioni devo anche accennare al pericolo di svolte integraliste degli attuali sommovimenti, specie in Egitto. Ed è appena il caso di ricordare come l’Egitto sia assieme alla Giordania l’unico paese arabo che abbia un trattato di pace con Israele, peraltro con la garanzia degli Stati Uniti d’America
Cosa può accadere di fronte una eventuale rottura dei trattati di pace? Si aprirebbero scenari per una nuova guerra arabo israeliana o per una terza guerra mondiale? Proprio per questi motivi l’unica via possibile è quella propugnata più volte dal Presidente Berlusconi e cioè quella dell’assunzione di responsabilità da parte dell’UE e di tutti i paesi occidentali al fine di varare una sorta di piano Marshall per il Nord Africa.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

MEDAGLIA AL MERITO DIPLOMATICO CONFERITAMI DALLA REPUBBLICA DI TAIWAN

Sono fiero e orgoglioso di condividere con voi questa gioia.  Medaglia al merito diplomatico conferitami dal Ministro degli Affari Esteri...