mercoledì 30 novembre 2011

CHIAMATE IL 118. LA SOCIETA' SEUS HA UN INCARICO DI TRE ANNI PARI A 975 MILIONI DI EURO

Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della salute

La Seus, società regionale del 118 della regione Sicilia, è ritenuta dall'assessorato alla sanità siciliana una società in house, partecipata al 54 per cento dalla regione e che si trova attualmente a gestire un colossale esubero di lavoratori e ha acquistato un numero di ambulanze di gran lunga superiore a quello necessario alla gestione del servizio;
l'affidamento in house prevede che un committente pubblico, derogando al principio di trasparenza, possa provvedere da sé o anche attraverso società interamente partecipate con capitale pubblico;
la regione Sicilia ha affidato alla Seus la gestione del 118, senza espletare la gara ma affidandole direttamente il suddetto servizio di emergenza per tre anni e a un costo pari a 325 milioni di euro l'anno che grava sulle pubbliche finanze;
in data 6 ottobre 2011 l'autorità di vigilanza dei contratti ha smentito la regione Sicilia escludendo che la Seus potesse essere una società in house e ha imposto alla regione Sicilia di ritirare l'affidamento dell'esercizio alla Seus trasmettendo gli atti alla Corte dei conti. L'autorità ha infatti ritenuto essersi verificata una violazione dei princìpi disciplinanti i cosiddetti affidamenti in house providing e perciò stesso i princìpi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza e pubblicità, nonché di economicità dettati dal decreto legislativo n. 163 del 2006, e del trattato CE -
se il Governo intenda provvedere alla nomina di un commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro del deficit sanitario nella regione Sicilia dal momento che la mancanza di trasparenza nella gestione della sanità e dei contratti pubblici ha costretto l'autorità di vigilanza dei contratti ad intervenire con una censura così importante.  

MAFIA, 36 ARRESTI A PALERMO

Nel corso della notte agenti della Polizia di Stato, Carabinieri e uomini della Guardia di finanza hanno portato a termine tre distinte operazioni antimafia contro Cosa Nostra, con la esecuzione di provvedimenti restrittivi che hanno portato in carcere 36 esponenti delle famiglie mafiose incardinate nei mandamenti mafiosi di Brancaccio, S. Lorenzo, Resuttana e Boccadifalco - Passo di Rigano. Gli arrestati sono ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti ed altro. In particolare, l’operazione di Polizia nei confronti di 16 appartenenti alle famiglie del Mandamento di Brancaccio (operazione “Araba Fenice”), portata a termine dagli agenti della Sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Palermo, è l’epilogo di elaborate indagini sviluppate attraverso la combinazione di una serrata attività tecnica di intercettazione di comunicazioni telefoniche ed ambientali, servizi tecnico–dinamici sul territorio ed analisi delle dichiarazioni rese da alcuni pentiti di mafia.

Dalla vasta operazione antimafia condotta in questi mesi, è emersa “la riferibilità degli attuali vertici operativi del mandamento mafioso ai fratelli Graviano”: una loro sorella è tra gli arrestati e secondo gli inquirenti rivestirebbe un ruolo di spicco all’interno del sodalizio. Sono stati inoltre individuati, in seno alla stessa consorteria criminale, coloro che materialmente si occupavano del racket del pizzo nei confronti di numerosi imprenditori e commercianti. Si è evidenziata una fitta rete di relazioni tra gli esponenti di vertice del mandamento di Brancaccio - taluni dei quali risultati in contatto con esponenti di spicco della ‘ndrangheta calabrese -, e quelli di altre famiglie mafiose della città, che si incontravano per definire problematiche criminali di comune interesse. In queste occasioni, come pure in altre circostanze nel corso delle investigazioni, sono stati registrati momenti di grave frizione tra le diverse anime di “Cosa Nostra” palermitana, risultata ancora priva di una sicura figura carismatica di riferimento, con il rischio della risoluzione dei dissidi con le armi.

L’operazione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo e dei militari del Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza (“Operazione Idra”) ha portato a un provvedimento di “fermo di indiziato di delitto” nei confronti di 16 persone accusate di “associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni”. I destinatari sono vertici e affiliati a “Cosa Nostra” dei mandamenti mafiosi palermitani di “Tommaso Natale” e “Resuttana”. L’urgenza del provvedimento scaturisce dalla necessità di interrompere incisivamente una serie di attività estorsive nei confronti di negozianti e imprenditori e prevenire attentati incendiari e/o ritorsioni fisiche alle vittime. Il Nucleo speciale di Polizia valutaria, a seguito dell’operazione “Architetto” del 22 marzo 2010 (che ha portato all’arresto, tra gli altri, di Giuseppe Liga, erede designato dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo), ha proseguito gli approfondimenti investigativi volti alla ricostruzione dei nuovi assetti criminali e all’aggressione dei patrimoni dell’organizzazione.

In particolare, si è accertato che nel vuoto di potere venutosi a creare dopo l’arresto di Liga, si è affermato Calogero Di Stefano quale reggente del mandamento mafioso di “Tommaso Natale” e nuovo punto di riferimento per il reperimento di risorse finanziarie tramite la raccolta del “pizzo” e la gestione del gioco clandestino. Di Stefano avrebbe proseguito nell’opera di riassetto della struttura organizzativa di “Cosa Nostra” già avviata dall’architetto Giuseppe Liga. In tale contesto si è affermata, a seguito della scarcerazione avvenuta nel mese di aprile 2010, l’indiscussa leadership di Giulio Caporrimo già fedelissimo di Salvatore Lo Piccolo. Questa operazione di riassetto è avvenuta mediante numerose riunioni di vertice, nelle quali Caporrimo si proponeva come elemento di sintesi tra i reggenti degli altri mandamenti mafiosi cittadini.

venerdì 25 novembre 2011

DISCORSO DELL'EURO PARLAMENTARE INGLESE NIGEL FARAGE




Eccoci qui, sull'orlo del disastro economico e sociale, e in questa stanza oggi abbiamo quattro uomini che dovrebbero essere responsabili. Eppure abbiamo ascoltato i discorsi più insipidi e tecnocratici di sempre: state tutti negando.
L'euro è un fallimento sotto tutti i punti di vista. Di chi è la colpa? Chi è che ha in mano il vostro destino? Ovviamente la risposta è: nessuno di voi. Perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha avuto la legittimazione democratica necessaria per arrivare ai ruoli che state attualmente ricoprendo. E in questo vuoto è arrivata Angela Merkel.
Viviamo in un'Europa dominata dalla Germania, qualcosa che il progetto di Europa unita avrebbe dovuto effettivamente impedire. Qualcosa che chi venne prima di noi ha impedito, pagando con il suo sangue. Io non voglio vivere in un'Europa dominata dalla Germania e neanche i cittadini europei lo vogliono. Ma ragazzi, siete voi che lo avete permesso. Perché quando Papandreou decise di chiedere un referendum, lei signor Rehn parlò di 'violazione della fiducia', e i suoi amici si sono riuniti qui come un branco di iene, hanno circondato Papandreou, lo hanno cacciato via e rimpiazzato con un governo fantoccio. Che spettacolo disgustoso.
E non ancora soddisfatti, avete deciso che Berlusconi se ne doveva andare. Quindi fu cacciato e rimpiazzato con il signor Monti, ex commissario europeo, anch'esso architetto di questo euro-disastro. Un uomo che non era neanche membro del Parlamento. Sta diventando come un romanzo di Agatha Crhistie, dove cerchiamo di indovinare chi sarà il prossimo ad essere fatto fuori. La differenza è che sappiamo benissimo chi sono gli assassini: dovreste essere ritenuti responsabili per ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati.
E devo dire, signor Van Rompuy, che 18 mesi fa, quando la incontrai per la prima volta, mi sbagliai sul suo conto. Dissi che avrebbe ucciso silenziosamente la democrazia degli stati-nazione, ma non è più così, lo sta facendo molto rumorosamente.
Lei, un uomo non eletto, è andato in Italia a dire: "non è il momento di votare, è il momento di agire". Cosa, in nome di Dio, le dà il diritto di dire al popolo italiano cosa fare?

DISCUSSIONE DEL TESTO UNIFICATO DEI PROGETTI DI LEGGE COSTITUZIONALE

Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi è il primo giorno d'attività d'Aula dopo il voto di fiducia di venerdì e ritengo non sia assolutamente casuale che iniziamo i nostri lavori con un provvedimento così importante, un provvedimento di natura economica e sappiamo tutti come la materia economica sia alla base di questa fase, nuova, straordinaria della politica italiana e quindi alla base della nascita del nuovo Governo.
Quindi, l'introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale, derivante da ben sette proposte di legge di iniziativa parlamentare e da un disegno di legge del precedente Governo, è sicuramente un'iniziativa ampiamente condivisa e che troverà in quest'Aula, ovviamente con le legittime osservazioni derivanti dalle reciproche posizioni politiche e dalle reciproche e talvolta diverse maniere di intendere la questione, sicuramente un esito positivo e concordato.
Devo subito fare una piccola notazione, non me ne voglia il Ministro per i rapporti con il Parlamento, ma, per il rispetto che io debbo a quest'Aula, professor Giarda, non è il Governo che su questa materia chiede al Parlamento collaborazione, così come lei ha detto, è esattamente l'inverso. Questa è tipicamente un'argomentazione politica, è un'argomentazione parlamentare, un'alta argomentazione politica e un'alta argomentazione parlamentare, che nasce e deriva da un'iniziativa parlamentare, appunto da sette proposte di legge. Oggi è il Parlamento che sta decidendo, sta discutendo e delibererà su questa materia, evidentemente avvalendosi, ovviamente, del consenso e della collaborazione del Governo. Non è soltanto una questione, come lei capisce, formale, ma, per quanto ci riguarda, è assolutamente una questione sostanziale.

Per la lettura del testo integrale:

http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Assemblea?NumeroLegislatura=16&NumeroSeduta=553&IdIntervento=252338

sabato 19 novembre 2011

TERZO MEETING NAZIONALE LA DISCUSSIONE

Un nuovo orizzonte per l’Italia:
Solidarietà, Famiglia, Lavoro
Pompei 18-19-20 novembre 2011
 Ore 10,30 Tavola rotonda: “Il rinnovamento della politica, per un nuovo sentimento dei doveri. La Famiglia, primo luogo della solidarietà”.
ore 16,00. Saluto del Delegato Pontificio del Santuario della Beata Vergine di Pompei S.E.R. Mons. Carlo Liberati
ore 16,30 Tavola rotonda
“I vincoli dell'austerità e le esigenze dello sviluppo. Un nuovo rapporto fra impresa e lavoro”.
Partecipano: On. Rocco Buttiglione, On. Giuseppe Marinello, On. Giampiero Catone

mercoledì 16 novembre 2011

DOMANDE SULLE MODALITA' DELLA MORTE DI GHEDDAFI

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa. 
- Per sapere - premesso che:
il 26 ottobre 2011 il vice ambasciatore di Libia all'Onu, Ibrahim Dabbashi, davanti al Consiglio di sicurezza, ha garantito che «Nessun rivoluzionario ha sparato contro Gheddafi dopo il suo arresto», e che Muammar Gheddafi «non è stato giustiziato dai ribelli ma è stato ferito in un conflitto a fuoco tra lealisti e rivoluzionari»;
il 27 ottobre 2011 il Ministro della difesa Ignazio La Russa, intervenendo al Senato sulla missione militare in Libia, ha ricordato che «la morte di Gheddafi non rientrava negli obiettivi militari della Nato», sottolineando l'esigenza di «porre domande sulle modalità della morte di Gheddafi e di ottenere risposte»;
 il 9 novembre 2011 Mahmoud Jibril, capo del Governo provvisorio libico ha dichiarato, in una intervista alla Cnn, di cui parla il quotidiano algerino Libertè, che Muammar Gheddafi è stato assassinato per ordini che venivano «da una parte straniera» e che «quest'uomo aveva delle relazioni con molti Paesi e molti capi» di Stato, aggiungendo che non gli ha fatto piacere l'assassinio di Gheddafi, perché, se catturato, molti dei suoi segreti avrebbero potuto essere divulgati;
 Mahmoud Jibril ha aggiunto che, pur non avendo alcuna prova dell'assassinio, se gli insorti avessero voluto uccidere Gheddafi l'avrebbero fatto subito ed «Il fatto che sia stato catturato, guardato a vista per un momento, e poi sia stato assassinato è la prova che i ribelli hanno ricevuto l'ordine di ucciderlo»;
la famiglia di Muammar Gheddafi intende denunciare la Nato ed i singoli capi di governo che ne fanno parte, per crimini di guerra al tribunale penale internazionale dell'Aja;
il vice presidente del Consiglio nazionale di transizione (CNT) libico, Abdel Hafiz Ghoga, ha annunciato che i responsabili dell'uccisione di Muammar Gheddafi saranno «giudicati» e avranno un «processo equo» e che un'indagine è «già stata avviata», ricordando che il CNT ha diffuso un «codice etico sui prigionieri di guerra», pur ammettendo che ci sono state violazioni, ma che si è trattato di «atti individuali» e non di rivoluzionari;
 la morte del Colonnello libico ha suscitato forti condanne internazionali ed in particolare dalla Russia, le cui alte fonti diplomatiche affermano che gli ultimi sviluppi saranno «senza dubbio» al centro dei colloqui tra il presidente russo Dmitri Medvedev e il presidente Usa Barack Obama a Honolulu, a margine del Vertice Apec dell'11 e 12 novembre 2011
Se, alla luce di quanto sopra, il Governo non ritenga di dover intervenire in sede internazionale, ed in particolar modo presso il tribunale penale internazionale dell'Aja, affinché il processo contro i responsabili dell'uccisione del Colonnello Gheddafi e della sua scorta, non si trasformi né in una vendetta della famiglia contro la Nato né possa dare adito a sospetti nel volerlo trattare come una semplice questione di ordine interno al Governo libico di transizione.

MEDAGLIA AL MERITO DIPLOMATICO CONFERITAMI DALLA REPUBBLICA DI TAIWAN

Sono fiero e orgoglioso di condividere con voi questa gioia.  Medaglia al merito diplomatico conferitami dal Ministro degli Affari Esteri...