mercoledì 22 novembre 2017

LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO: DOVEROSO COINVOLGERE TAIWAN

Il 15 novembre scorso è stata presentata al Senato una Mozione – firmata dai Senatori Giuseppe Francesco Marinello, Fabiola Anitori, Franco Conte, Mario Dalla Tor, Roberto Formigoni, Marcello Gualdani, Pippo Pagano e Salvatore Torrisi – che impegna il Governo a sostenere la partecipazione pragmatica e costruttiva di Taiwan alla Convenzione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile (UNFCCC) e alle riunioni della Conferenza tra le Parti (COP) la cui ultima si è svolta a Bonn dal 6 al 17 novembre. Il primo firmatario della Mozione è il Senatore Giuseppe Francesco Marinello, Presidente della 13ª Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato. Lo abbiamo intervistato sul contenuto e le motivazioni della Mozione volta a sostenere gli sforzi di Taiwan su questi temi cruciali per l’intero Pianeta.

Presidente Marinello, quali sono le ragioni della Mozione da lei promossa?

Il riscaldamento globale e il cambiamento climatico rappresentano due fenomeni che affliggono tutta l’umanità, nessuno escluso. Sulla base di tali incontrovertibili constatazioni l’ONU, negli ultimi 23 anni, ha sviluppato una strategia, volta al miglioramento della cooperazione internazionale per affrontare queste tematiche, formulata nella Convenzione delle Nazioni Unite per il Cambiamento Climatico (UNFCCC). L’idea di fondo è strategica ed è finalizzata ad includere il più ampio numero di Paesi per combattere fenomeni di carattere globale. Un’impostazione ribadita dagli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) del 2015, che recitano esplicitamente che nessun Paese sarebbe stato messo da parte. Tuttavia, se si guarda alla situazione di Taiwan, è evidente che stiamo lasciando indietro qualcuno e ciò avviene, purtroppo, per motivi del tutto estranei – dunque inaccettabili – alla natura dei citati accordi e delle conclamate e conseguenti azioni operative.
In che senso le Nazioni Unite stanno “lasciando indietro” Taiwan? Perché dovrebbe essere inclusa nei consessi che ha citato?
La questione generale è nota ed è da sempre dibattuta: la Risoluzione delle Nazioni Unite del 1971, che assegnò a Pechino il seggio appartenuto dal 1945 alla Repubblica di Cina, Paese fondatore delle stesse N.U., non ha risolto – per la perdurante interdizione cinese – il problema della mancata rappresentanza di Taiwan e dei suoi 23 milioni di abitanti. Ciò premesso, a partire dal 1995 – anno della prima riunione della COP-, Taiwan ha potuto partecipare alle relative attività come “organizzazione non governativa” o come osservatore. Questo significa che, nonostante Taiwan sia un paese sovrano, retto da trasparenti istituzioni democratiche e rappresentative – quel “Rule of Law” proprio degli Stati di diritto, radicalmente diverso dal “Rule by Law” dei regimi totalitari – e nonostante che sia oggi la 22ª maggiore economia del mondo, la sua posizione è costretta ai margini per le “ragioni” politiche che conosciamo. Già solo tenendo in considerazione questi elementi è facile capire come questo ostracismo sia irragionevole, ingiusto e fuori dalla realtà. Ma la situazione appare ancor più paradossale se si guarda ad altri dati, legati alle questioni ambientali.
A quali dati si riferisce?
Mi riferisco al fatto che Taiwan è il 21° maggior emissore mondiale di Ossido di Carbonio. Si tratta, poi, di un Paese densamente popolato che affronta regolarmente fenomeni climatici estremi – si pensi ai tifoni e ai terremoti. Per cui, se si vuole discutere di questioni climatiche, credo che siano a tutti evidenti e doverose le ragioni per includere Taiwan nelle discussioni. Inoltre, come se non bastasse, bisogna tenere in conto gli sforzi che i Governi di Taipei hanno messo in campo negli ultimi anni, se non decenni, rispettando scrupolosamente le direttive e le strategie stabilite dalle Nazioni Unite. Pur non essendo tenuta a rispettare gli accordi sulle questioni ambientali, da ultimo quello di Parigi, Taiwan si è impegnata a ridurre le emissioni dei gas serra al 50% dei livelli attuali, entro il 2030. Un processo che passerà anche attraverso lo smantellamento delle proprie centrali nucleari e l’aumento dell’energia, proveniente da fonti rinnovabili, al 20% (cinque volte il livello attuale) entro il 2050. Uno sforzo enorme, se si considera che Taiwan soddisfa il 98% del suo fabbisogno energetico per mezzo delle importazioni. A questo si aggiunga il fatto che, lo scorso settembre, il Governo di Taipei ha presentato la sua SDG (anche questa non richiesta dall’ONU), con la quale sono stati riassunti gli innumerevoli progetti volti a raggiungere gli obiettivi citati, e anche i numerosi programmi di cooperazione internazionale per promuovere lo sviluppo sostenibile di alcune economie emergenti in Asia, Africa e America Latina.
In poche parole: nonostante Taiwan venga esclusa dalla comunità internazionale, per imposizioni politiche completamente estranee alle tematiche ambientali, si sta affermando come uno dei Paesi più virtuosi, in Asia-Pacifico, proprio sul terreno delle profonde riforme e innovazioni necessarie per la salvaguardia climatica. È palese che si tratta di una situazione a dir poco assurda.
A questo punto, perché escludere Taiwan? E perché ritiene che questa esclusione sia ingiustificata?
L’esclusione di Taiwan, come ho già ricordato, rimanda all’esclusione del Paese dalle Nazioni Unite e dalle sue Agenzie specializzate. Si tratta, lo ripeto, del prodotto di pressioni politiche piegandosi alle quali l’ONU è entrato, e rimane, in contraddizione proprio con i principi fondanti che essa stessa promuove, che sono alla base della sua costituzione e motivo della sua esistenza.
Si pensi a quanto accaduto, quest’anno, all’Assemblea Mondiale della Sanità dove, dopo 8 anni di proficua partecipazione, Taiwan non ha potuto partecipare per il diktat di Pechino esplicitamente motivato dal diverso e sgradito colore del nuovo Governo taiwanese. Ovvero, una plateale motivazione politica di parte quando proprio lo Statuto dell’AMS/OMS esclude, tassativamente, le discriminazioni politiche essendo la salute un bene primario da tutelare al di sopra di ogni differenza di nazionalità, religione, idea politica e condizione economica. Le malattie, i virus, le epidemie non conoscono né frontiere né ideologie, ma all’AMS/OMS la pensano diversamente…fino al punto, un mese fa, di nominare (poi rimangiandosi la nomina a seguito di furibonde proteste) “Ambasciatore di buona volontà” il dittatore dello Zimbabwe, Mugabe, inquisito dalla Corte Penale Internazionale, ora in crisi terminale dopo 37 anni di regime che ha letteralmente distrutto il suo Paese.
Messi da parte questi aspetti grotteschi, dobbiamo prendere atto di una situazione molto complessa, che inevitabilmente rimanda ad ambiguità dettate dalla necessità di trovare un equilibrio tra realpolitik e principi. Secondo noi promotori della Mozione – che si inserisce nel quadro della più generale Mozione pro-Taiwan già approvata dal Senato il 27 giugno scorso e alla quale Geopolitica.info ha dato risalto – per quanto concerne le tematiche ambientali le ambiguità vanno tolte dal tavolo, perché tutte le parti in campo avrebbero molto da guadagnare. Bisogna trovare la formula più adatta; siamo convinti che sia giusto, utile e importante lavorare per una soluzione che porti Taiwan al tavolo delle trattative. I primi a riceverne effetti positivi saranno certamente i taiwanesi ma, con loro, anche l’intera comunità internazionale. Perché, lo ribadisco, le questioni ambientali riguardano tutti, nessuno escluso, e continuare a marginalizzare la 22ª economia del mondo, che sta mettendo in campo politiche rigorose e futuristiche, non credo proprio che sia ragionevole.
http://www.geopolitica.info/intervista-al-senatore-marinello-doveroso-coinvolgere-taiwan-nella-lotta-al-cambiamento-climatico/

giovedì 16 novembre 2017

#FAIDAFILTRO: Appello delle associazioni ambientaliste: Noi ci siamo!



#FAIDAFILTRO, APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE


Questa mattina le associazioni ambientaliste Marevivo, Legambiente, Lav, Lipu, Greenpeace, WWF, MedSharks presenteranno l’appello #Faidafiltro, per chiedere al presidente del Senato Pietro Grasso e a tutti i Senatori di approvare al più presto la proposta di legge per la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici, già licenziata dalla Camera un anno fa.
Per l’occasione saranno anche presentati i risultati preliminari dell’indagine sulla microplastica contenuta nei prodotti cosmetici in vendita in Italia realizzata dall’associazione MedSharks con il supporto tecnico del CNR ISMAC, Università di Lecce e RomaTre.
L’indagine rientra nell’ambito del progetto di sensibilizzazione sui rifiuti marini Clean Sea Life, progetto co-finanziato dal programma LIFE della Commissione Europea e ha come capofila il Parco Nazionale dell’Asinara.
L’appello #Faidafiltro è stato già firmato da decine di personalità del mondo della ricerca, dello spettacolo, dello sport, da aziende della green economy, istituzioni, aree marine protette.
Saranno presenti: Rosalba Giugni, presidente Marevivo,Stefano Ciafani, direttore generale Legambiente, Eleonora de Sabata, MedSharks/Clea Sea Life,
Giuseppe Marinello, presidente commissione ambiente al Senato, Ermete Realacci, presidente commissione ambiente Camera.

"Come si ricorderà, sono stato relatore del testo illustrato alle Commissioni riunite “Industria, commercio, turismo” e “Territorio, ambiente, beni ambientali” del Senato (testo della legge S.2582)".


Roma 16 novembre 2017

lunedì 13 novembre 2017

IL MIO IMPEGNO CONTINUA: ARGOS

A decorrere dal 1º gennaio 2018 è istituita presso la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori, dipendenti, una indennità mensile di disoccupazione, denominata "Assicurazione a retribuzione graduale per l'occupazione stagionale (ARGOS)", avente la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai soggetti che svolgono un lavoro di tipo stagionale non agricolo nel periodo di non occupazione.
Si considerano lavoratori stagionali non agricoli coloro i quali sono assunti a termine per lo svolgimento delle attività di quelle definite dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative definiti e di quelle definite tali secondo le normative di settore vigenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
L'ARGOS sostituisce la Nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego (NASpI) introdotta dall'articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, con riferimento agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1º gennaio 2018 subiti dai lavoratori.
L'ARGOS è riconosciuta ai lavoratori dipendenti stagionali non agricoli di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo, residenti in Italia, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

martedì 8 agosto 2017

RIFIUTI, LA SICILIA IN PERENNE EMERGENZA PER COLPA DI UNA CATTIVA GESTIONE

Perché in Sicilia è sempre emergenza rifiuti? Sarebbe più corretto dire che è emergenza Crocetta, visto che, malgrado i numerosi tentativi di collaborazione del Ministero dell'Ambiente la situazione rifiuti è nel caos più completo. Risultato di approssimazione e ordinanze fuori da ogni logica che costeranno alle casse della Sicilia svariati milioni.


Ecco la situazione. partiamo dallo scorso anno.
 Il 23 marzo 2016 il Presidente delle Regione Siciliana Rosario Crocetta, con propria nota indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha richiesto lo stato di emergenza nel sistema di gestione dei rifiuti in vista della scadenza dei termini il 31 maggio 2016, per il reitero delle Ordinanze emesse da lui stesso. Il 5 maggio dello scorso anno, Crocetta ha comunicato al Ministero la situazione di emergenza del settore rifiuti alla quale sarebbe andata incontro la Regione qualora non avesse potuto reiterare gli effetti delle ordinanze urgenti, senza le cui misure straordinarie, circa 3.000 tonnellate, delle 6.000 tonnellate di rifiuti prodotti al giorno, non avrebbero trovato impianti di smaltimento disponibili in Regione.Vista la situazione critica il Ministero dell’ambiente, il 31 maggio 2016, ha inviato alla Regione le prescrizioni tecniche necessarie all’eventuale rilascio di una nuova Ordinanza e il 7 giugno ha concesso l’intesa. Nell’ordinanza erano contenute le misure straordinarie per la gestione dei rifiuti, così come prescritte dal Ministro dell’ambiente e un fitto programma di impegni e azioni che la Regione avrebbe dovuto mettere in atto nei 6 mesi di validità del provvedimento. Passati i sei mesi e in considerazione che la situazione rifiuti in Sicilia era sempre critica, il Ministro ha rilasciato una nuova autorizzazione, la 26/RIF del 1 dicembre 2016.
Anche questa ordinanza era sottesa al rispetto delle prescrizioni le quali prevedevano che la Regione ottemperasse ad una serie di azioni atte a favorire il progressivo rientro ad un regime ordinario. I sei mesi di validità dell’Ordinanza, scaduti lo scorso 31 maggio, sono stati, invece, caratterizzati da una carenza informativa che ha reso difficile verificare l’avanzamento delle attività e l’attuazione delle prescrizioni dettate. Le azioni realizzate dalla Regione, che avrebbero potuto permettere il rientro ad una gestione ordinaria della gestione dei rifiuti, non sono state portate avanti in modo tempestivo, le informazioni fornite sono state vaghe e mostravano un contesto, nei fatti, immutato. In più, le attività sono state realizzate in ritardo e in assenza di quell’impulso, da parte dell’amministrazione regionale, che avrebbe potuto garantire un vero cambio di marcia.
E andiamo all’anno 2017. 
Alla luce di quanto emerso nella riunione con il Presidente della Regione Siciliana del 25 maggio con il Ministro, considerato che la situazione critica della Sicilia non si sbloccava, si è convenuto di procedere al reitero, con modificazioni, dell’ordinanza n. 26/RIF per un periodo di altri sei mesi. Per procedere si è ravvisata la necessità di aggiornarne i contenuti alla luce dei mutamenti del sistema di gestione dei rifiuti regionale. La nuova ordinanza conteneva solo 5 articoli e disponeva misure straordinarie, in deroga all’autorizzazione, solo per l’impianto della Siculatrasporti srl, mentre per gli altri impianti la Regione non ha ritenuto più necessario il ricorso allo strumento dell’Ordinanza.
 Il 1 giugno  il Ministro ha rilasciato una nuova intesa sull’ordinanza n. 4/RIF del 1 giugno 2017 del Presidente della Regione Siciliana, dettando le prescrizioni alle quali la Regione avrebbe dovuto ottemperare. Niente di eccezionale, solo attività ordinarie di buona gestione e monitoraggio degli interventi.
La Regione invece ha inviato informazioni carenti e incomplete al Ministero e la situazione in cui oggi versa fa temere l’avvicinarsi di una emergenza dovuta essenzialmente all’incapacità di attuare le azioni e gli interventi necessari al rientro ad un regime ordinario e all’avvicinarsi dell’esaurimento delle volumetrie di discariche presenti sul territorio. 
Inoltre, lo scorso 21 luglio, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania ha pronunciato l’ordinanza, sul ricorso proposto dalla OIKOS, con la quale ha stabilito, tra l’altro, la sospensione dell'Ordinanza del Presidente della Regione Siciliana n. 4 RIF del 1° giungo 2017. Inoltre la prima sezione staccata del Tar di Catania, presieduta da Antonio Vinciguerra, con la sentenza parziale del 9 giugno, ha stabilito che la Regione siciliana dovrà risarcire la società per il blocco della discarica disposto con l’ordinanza 26/ rif. Nel dettaglio, il provvedimento ordinava ai circa 90 Comuni che prima conferivano regolarmente nell'impianto di proprietà della Oikos di trattare i rifiuti in altri insediamenti. La Regione aveva disposto la chiusura della discarica.
Ma per i giudici, la Regione è in torto. “Ha ragione la ricorrente, cioè la Oikos, - si legge nella sentenza 1405/17 del 9 giugno - ad affermare che per fare ciò, e cioè per porre rimedio alla descritta situazione d’urgenza, sarebbe stato sufficiente reiterare, con i medesimi contenuti, le recenti ordinanze, e non già provvedere alla chiusura della discarica. E ciò per la semplice ragione che non risulta in alcun modo che la discarica in questione contribuisca anche solo minimamente alla creazione di quella situazione di eccezionale e urgente necessità di tutela della salute pubblica che, sola, avrebbe giustificato un provvedimento così importante come la chiusura della discarica".

Alla luce di ciò, gli effetti dell’Ordinanza n. 4/RIF, sono sospesi e la situazione rifiuti in Sicilia, malgrado la grande collaborazione del Ministero dell’Ambiente, che in tutti i modi possibili ha tentato di aiutare la Sicilia, rimane sempre critica!

MEDAGLIA AL MERITO DIPLOMATICO CONFERITAMI DALLA REPUBBLICA DI TAIWAN

Sono fiero e orgoglioso di condividere con voi questa gioia.  Medaglia al merito diplomatico conferitami dal Ministro degli Affari Esteri...