Per il presidente della commissione Ambiente del Senato, Giuseppe Francesco Marinello, “Senz’altro la green economy rappresenta una grande opportunità per il Paese, ma non basta”. Secondo Marinello, “Bisogna creare al più presto un tavolo di confronto che verta sulle semplificazioni in senso ampio”. Il presidente della commissione Ambiente del Senato ha osservato, inoltre, che “Semplificare vuol dire prima di tutto non fare attendere a cittadini e imprese anni prima di ottenere una risposta, per esempio finalizzata alla nascita di un’attività. Ma significa anche dare certezze sui tempi degli iter procedurali e sulle modalità interpretative delle norme, che devono essere omogenee su tutto il territorio nazionale”. Quanto agli incentivi, “Devono innescare un sistema virtuoso – ha concluso Marinello – e non assomigliare a delle elargizioni”.
“Ai problemi inediti che questa crisi terribile sta ponendo a tutti bisogna trovare risposte inedite. E la sostenibilità, l’innovazione, la green economy rappresentano sicuramente risposte inedite”. Lo ha affermato Sergio Silvestrini, Segretario Generale della Cna, aprendo il convegno “Green economy e crescita. Nuova economia e sviluppo sostenibile” che si è tenuto nella sede della Confederazione. Il convegno, concluso dal presidente della Cna e di Rete Imprese Italia, Ivan Malavasi, ha visto la partecipazione dei presidenti della commissione Ambiente del Senato, Giuseppe Francesco Marinello, e della Camera, Ermete Realacci, del direttore della fondazione “Sviluppo sostenibile”, Raimondo Orsini, e del responsabile dipartimento Ambiente e Competitività della Cna, Tommaso Campanile. Il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, parlando del Sistri, ha annunciato che una parte significativa delle perplessità e delle indicazioni emerse dal mondo artigiano potrà essere accolta e che “entro fine luglio si arriverà a una proposta".
martedì 16 luglio 2013
venerdì 12 luglio 2013
AGGRESSIONE GIUDIZIARIA SU BERLUSCONI
E’ fin troppo evidente come i modi e i tempi assunti e scanditi dall’autorità giudiziaria nell’aggressione a Silvio Berlusconi non siano figlie soltanto di pregiudizio e malafede, ma di ben altro disegno.
La verità è che in questo Paese non si è perso il vizio di tentare di riscrivere la storia utilizzando la leva giudiziaria. E’ già accaduto nel passato per la Democrazia Cristiana e per il Partito Socialista, oggi attraverso Silvio Berlusconi per Forza Italia e per il PDL.
La verità è che criminalizzando Berlusconi si vogliono condannare vent’anni di storia italiana, un’intera classe dirigente, un’intera area politico-culturale di riferimento sino a ad arrivare ad ogni singolo elettore moderato.
Un’operazione di tale portata ha una valenza terribile, caratterizzata da un forte messaggio dal sapore intimidatorio, da assumere ad esempio a futura memoria, sino quasi alla pulizia etnica nei confronti delle ragioni della dignità e del legittimo orgoglio di milioni e milioni di italiani.
Il tutto, in un Paese in cui un Ordine dello Stato in maniera quasi eversiva si è fatto Potere, un Potere abusivo, auto-cefalo, auto-referenziale, fortemente preoccupato di un eventuale momento di pacificazione politica (rappresentato peraltro dall’alleanza che sostiene il Governo Letta) che affronti tra le emergenze del nostro Paese la questione Giustizia e la questione inerente l’equilibrio fra gli Ordini dello Stato, e che quindi tenta disperatamente di minare il terreno del confronto e della mediazione non esitando nemmeno il ricorso ad atti quasi eversivi.
Ritorneremo su questi argomenti confrontandoci con la nostra classe dirigente e con i nostri elettori, consapevoli che oggi è in pericolo la libertà del Paese e delle generazioni che verranno.
La verità è che in questo Paese non si è perso il vizio di tentare di riscrivere la storia utilizzando la leva giudiziaria. E’ già accaduto nel passato per la Democrazia Cristiana e per il Partito Socialista, oggi attraverso Silvio Berlusconi per Forza Italia e per il PDL.
La verità è che criminalizzando Berlusconi si vogliono condannare vent’anni di storia italiana, un’intera classe dirigente, un’intera area politico-culturale di riferimento sino a ad arrivare ad ogni singolo elettore moderato.
Un’operazione di tale portata ha una valenza terribile, caratterizzata da un forte messaggio dal sapore intimidatorio, da assumere ad esempio a futura memoria, sino quasi alla pulizia etnica nei confronti delle ragioni della dignità e del legittimo orgoglio di milioni e milioni di italiani.
Il tutto, in un Paese in cui un Ordine dello Stato in maniera quasi eversiva si è fatto Potere, un Potere abusivo, auto-cefalo, auto-referenziale, fortemente preoccupato di un eventuale momento di pacificazione politica (rappresentato peraltro dall’alleanza che sostiene il Governo Letta) che affronti tra le emergenze del nostro Paese la questione Giustizia e la questione inerente l’equilibrio fra gli Ordini dello Stato, e che quindi tenta disperatamente di minare il terreno del confronto e della mediazione non esitando nemmeno il ricorso ad atti quasi eversivi.
Ritorneremo su questi argomenti confrontandoci con la nostra classe dirigente e con i nostri elettori, consapevoli che oggi è in pericolo la libertà del Paese e delle generazioni che verranno.
martedì 9 luglio 2013
INTERVISTA A ANSA.IT SULLA GESTIONE RIFIUTI
Clicca qui sotto
INTERVISTA A ANSA.IT SUL PROBLEMA RIFIUTI
"Ho deciso di avviare un'indagine conoscitiva sulle problematiche relative alla produzione e alla gestione dei rifiuti". Cosi' Giuseppe Marinello, presidente della commissione Ambiente del Senato, commentando i dati contenuti nel Rapporto annuale Comieco presentato oggi.
"Nonostante la crisi economica nazionale si continua ad assistere ad un trend positivo di crescita in termini percentuali di materiale raccolto e riciclato- sottolinea Marinello purtroppo pero' l'Italia per quanto riguarda la raccolta differenziata viaggia ancora a due velocita': le regioni del Sud faticano ad andare a regime e su questo il Comieco e tutti i Consorzi di filiera dovranno investire di piu'".
L'obiettivo "e' ottimizzare al meglio le procedure operative e normative rivedendo anche, ove necessita, una semplificazione legislativa, per questo motivo- conclude il presidente della commissione Ambiente del Senato- ho deciso di avviare un'indagine conoscitiva sul ciclo e la gestione dei rifiuti per approfondire
gli aspetti normativi che gli operatori del settore ci hanno segnalato nell'incontro di oggi".
INTERVISTA A ANSA.IT SUL PROBLEMA RIFIUTI
"Ho deciso di avviare un'indagine conoscitiva sulle problematiche relative alla produzione e alla gestione dei rifiuti". Cosi' Giuseppe Marinello, presidente della commissione Ambiente del Senato, commentando i dati contenuti nel Rapporto annuale Comieco presentato oggi.
"Nonostante la crisi economica nazionale si continua ad assistere ad un trend positivo di crescita in termini percentuali di materiale raccolto e riciclato- sottolinea Marinello purtroppo pero' l'Italia per quanto riguarda la raccolta differenziata viaggia ancora a due velocita': le regioni del Sud faticano ad andare a regime e su questo il Comieco e tutti i Consorzi di filiera dovranno investire di piu'".
L'obiettivo "e' ottimizzare al meglio le procedure operative e normative rivedendo anche, ove necessita, una semplificazione legislativa, per questo motivo- conclude il presidente della commissione Ambiente del Senato- ho deciso di avviare un'indagine conoscitiva sul ciclo e la gestione dei rifiuti per approfondire
gli aspetti normativi che gli operatori del settore ci hanno segnalato nell'incontro di oggi".
lunedì 8 luglio 2013
INCONTRO COL PRESIDENTE DI COLDIRETTI
Si
e' svolta al palalottomatica, l'assemblea generale della Coldiretti dove il presidente della commissione ambiente del Senato Giuseppe Marinello ha incontrato il presidente Sergio Marini, che ha preso la
parola esponendo la sua relazione. "non ho chiesto un euro a
nessuno, ho chiesto solo il coraggio di andare controcorrente, di
fare i cambiamenti veri, di avere una visione, di crederci e di
scommetterci cosi' come ha fatto la coldiretti, anzi, cosi' come
hanno fatto gli agricoltori italiani. Sostenete, non con soldi ma con
politiche vere, chi ha avuto questo coraggio", e' stato
l'appello lanciato dal presidente alla politica, accolto in pieno dal
senatore Marinello.
giovedì 4 luglio 2013
PETROLIO E AMBIENTE: NUOVE SFIDE E NUOVE REGOLE
Petrolio offshore, nuove regole e prossime sfide
03 - 07 - 2013Tommaso Tetro
Attenzione alla tutela ambientale, maggiore chiarezza di regole, più coinvolgimento delle popolazioni locali, analisi costi-benefici, senza dimenticare la dimensione internazionale. Questi i principali motivi che hanno spinto la commissione Ambiente di Palazzo Madama ad avviare una serie di audizioni per approfondire, ed eventualmente riscrivere, i comportamenti del nostro Paese sulle ‘problematiche ambientali connesse alla prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi in mare, con particolare riferimento alle conseguenze sulle coste nazionali’.
Si tratta, ha spiegato il presidente della commissione Giuseppe Marinello in una conversazione a margine della prima seduta, di “un’indagine preliminare che servirà a dare ordine alla vicenda legata alle perforazioni petrolifere off-shore. Sentiremo tutti i soggetti coinvolti, dal turismo alla pesca al settore petrolifero”. Alla fine “di questo percorso, in una ventina di giorni, arriveremo all’elaborazione di una risoluzione in commissione che potrà andare in Aula”, anche nella veste di “mozione” per impegnare il governo.
La mozione
Del resto a fine giugno una mozione era stata già presentata al Senato, curata proprio da Marinello (in concomitanza ce n’era stata anche un’altra, del M5s su Ombrina a Chieti). In quell’occasione, il senatore del Pdl, aveva messo a fuoco otto punti, su cui chiedeva al governo di prendere una posizione. Tra questi, alcuni aspetti assumono una rilevante importanza alla luce della tutela ambientale e degli impatti sulle popolazioni che vivono sulle coste vicino alle piattaforme: “Rivedere la disciplina” – introdotta dall’art. 35 del decreto Sviluppo dell’ex ministro Corrado Passera (n.83 del 2012, legge n.134) – che “consente di recuperare le vecchie istanze di perforazione dei fondali marini; ‘stabilire in maniera univoca che il parere degli enti locali sulle installazioni sia acquisito e vagliato nell’ambito del procedimento Valutazione di impatto ambientale (Via)”; e per esempio “reperire le risorse per finanziare le attività di decomissioning delle piattaforme”, oppure “innalzare le royalties sulle attività estrattive e sulle concessioni di coltivazioni in mare” per le compagnie petrolifere; ed ancora coinvolgere l’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia (Ingv) e il Cnr nelle fasi di istruttoria.
L’audizione di Lagambiente
La prima audizione è toccata a Legambiente, che al petrolio offshore ha dedicato diversi report. Il vicepresidente dell’associazione, Stefano Ciafani, ha subito messo in chiaro che “un rilancio delle attività estrattive in Italia sarebbe inutile”. Principalmente perché – ha proseguito – ”secondo le stime del ministero dello Sviluppo economico nei nostri fondali marini ci sono 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe” che, ”stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. E anche attingendo al petrolio nel sottosuolo il totale delle riserve certe verrebbe consumato in 13 mesi”. Nel 2011 – ha rilevato Ciafani – ”in Italia sono stati estratti 5,3 milioni di tonnellate di petrolio, di cui 640 mila tonnellate dai fondali marini delle piattaforme marine di estrazione attive in Adriatico e Canale di Sicilia”. Secondo il vicepresidente di Legambiente ”i numeri sono destinati ad aumentare” guardando alla Strategia energetica nazionale (Sen): le cinque zone a maggior potenziale sono considerate la Valle Padana, l’Alto Adriatico, l’Abruzzo, la Basilicata e il Canale di Sicilia. Tenendo in considerazione soltanto il petrolio offshore – ha ricordato Legambiente – “in base alle istanze di ricerca, prospezione e coltivazione in corso di valutazione e autorizzazione, si rischia la realizzazione di almeno 70 piattaforme di estrazione di petrolio per un totale di 29.700 kmq”. Poi, anche Ciafani ha tenuto a ricordare il decreto Sviluppo, in particolare chiedendo ”l’abrogazione” dell’art.35, mantenendo però “il meccanismo di finanziamento delle attività di sorveglianza e pronto intervento ambientale”.
Gli interrogativi di Marinello
Il senatore del Pdl Marinello non ha nascosto anche l’idea, o quantomeno l’ipotesi, che la risoluzione prodotta dalla commissione possa avere poi uno sbocco legislativo, magari potrebbe esser inserita in un ddl “non appena si parlerà di energia, piuttosto che di sistemi industriali o di liberalizzazioni”. I numeri sulle riserve di petrolio fanno sì che Marinello si ponga un interrogativo, e cioè se non sia il caso di fare ”un’analisi più accurata dei costi e dei benefici” dell’operazione, anche perché “la qualità degli idrocarburi è ritenuta scadente, cosa che comporta un aumento delle lavorazioni che il prodotto deve subire con maggiori impatti economici ed ambientali”. E, naturalmente, non va dimenticata la posizione del nostro Paese, in mezzo nel Mediterraneo. Il che significa che se anche noi non dovessimo far nulla non è detto che dall’altra parte del canale di Sicilia la pensino allo stesso modo (vedi Libia, Tunisia, Marocco, Algeria). “La questione è aperta – ha osservato Marinello – è necessaria una comune strategia con tutti gli altri Paesi del Mediterraneo, per una severissima regolazione dello sfruttamento dei giacimenti sottomarini di idrocarburi liquidi su tutto il bacino”.
martedì 2 luglio 2013
TRIVELLAZIONI: STILATO IL CALENDARIO DELLE AUDIZIONI
Stilato il calendario delle audizioni riguardanti “le problematiche ambientali connesse alla prospezione, ricerca, coltivazione ed estrazione di idrocarburi liquidi in mare”.
Iniziano martedì 2 luglio con i rappresentanti delle associzioni nazionali ambientaliste: Greenpeace, WWF, Legambiente, Marevivo e FareAmbiente, Mercoledì 3 luglio sarà la volta dei rappresentanti di Confcommercio, UnionCamere, rappresentanti dell'ISPRA, dell'Istituto Nazionale di Vulcanologia, del CNR e del Presidente del consorzio di bonifico del delta del PO. Poi due giorni in cui saranno ascoltati esperti del settore. Intanto, martedì scorso, 25 giugno, è stata presentata una mozione di indirizzo a firma dello stesso Marinello insieme ai colleghi D'Alì, Bruno, De Siano, Iurlaro, Mancuso, Piccoli e Zizza in cui si evidenziava che l'attività di esplorazione, finalizzata alla scoperta di giacimenti petroliferi e di idrocarburi comporta inevitabilmente operazioni invasive dei fondali e degli ambienti marini e che rimane sempre sospesa la minaccia che un terremoto in mare possa danneggiare le piattaforme utilizzate per le attività di ricerca e di estrazione con episodi di inquinamento difficili da controllare.
Da queste considerazioni risulta evidente, si legge, l'assoluta inopportunità a proseguire o ad autorizzare nuove trivellazioni nella zona
venerdì 28 giugno 2013
CONTINUA LA LOTTA PER LA PROTEZIONE DELLE COSTE
Atto n. 1-00090
Pubblicato il 25 giugno 2013, nella seduta n. 50
Pubblicato il 25 giugno 2013, nella seduta n. 50
Premesso che l'attività di esplorazione finalizzata alla scoperta di giacimenti petroliferi e di idrocarburi comporta per sua natura operazioni invasive dei fondali e degli ambienti marini. Il canale di Sicilia è uno dei mari a più alta biodiversità del Mediterraneo grazie a una serie di complessi processi oceanografici che influiscono sulla produttività delle sue acque;
il Mediterraneo è un mare piccolo e semichiuso, con originalissime caratteristiche e paradossalmente in questo straordinario patrimonio dell'intera umanità, che ha una dimensione inferiore all'1 per cento dei mari del mondo, già grava il transito del 25 per cento del traffico mondiale di idrocarburi, di cui solamente un terzo destinato ad approdi e quindi a consumi mediterranei; nel caso specifico la consapevolezza dei gravissimi pericoli connessi alle attività di estrazione offshore nel Mediterraneo, e non solo, induce a guardare con grande attenzione all'impatto del decreto del 27 dicembre 2012, emanato dal Governo Monti;
gli eventi sismici che hanno interessato il territorio nazionale negli ultimi anni attestano l'imprevedibilità dell'attività tellurica e vulcanica sotto la crosta terrestre, in mare e sulla terraferma, rimanendo sempre sospesa la minaccia che un terremoto in mare possa danneggiare le piattaforme utilizzate per le attività di ricerca e di estrazione con episodi di inquinamento difficili da controllare, che sortirebbero effetti deleteri sulle attività economiche realizzate in mare e sulle coste nazionali; da queste considerazioni deriva l'assoluta inopportunità a proseguire o ad autorizzare nuove trivellazioni nella zona. Ogni altra attività legata a prospettive di estrazione di idrocarburi in mare e a terra, ancorché meramente esplorativa, intaccherebbe infatti l'integrità dei siti, marini e terrestri, e l'immagine ad alto valore naturalistico che sempre più si va imponendo all'attenzione del turismo internazionale; è evidente l'urgenza per l'Italia di avviare, anche nelle sedi internazionali e comunitarie, idonee iniziative politiche, normative ed amministrative per definire più severe regolazioni, strumentazioni e capacità di intervento a fronte dei pesantissimi rischi connessi alle diverse attività di ricerca, coltivazione e trasporto via mare di idrocarburi, per l'amara consapevolezza che, nel nostro piccolo e già inquinato mare, un'eventuale incidente ne decreterebbe la morte definitiva con la conseguente crisi irreversibile delle principali economie mediterranee;
considerato che nel corso della XVI Legislatura, il 15 giugno 2011, la 13ª Commissione permanente del Senato, in sede di esame dell'affare assegnato relativo alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo ed al Consiglio «Affrontare la sfida della sicurezza delle attivitàoffshore nel settore degli idrocarburi» (COM (2010) 560 DEF), approvò una risoluzione con la quale si impegnava il Governo, tra l'altro, ad avviare tutte le procedure necessarie per la ratifica del protocollo per la protezione del Mediterraneo contro l'inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondale marino e del relativo sottosuolo ("protocollo offshore") e ad operare per far sì che l'attuazione del protocollo medesimo sia riconosciuta come priorità nell'attività della Convenzione di Barcellona per il biennio 2012-2013; ad attivarsi nelle diverse sedi internazionali, comunitarie e nazionali per la modifica del regime giuridico delle responsabilità per gli sversamenti inquinanti in mare prodotti da trasporti marittimi di idrocarburi ed altre sostanze inquinanti, mediante l'espressa corresponsabilizzazione delle società, delle imprese e dei soggetti destinatari di detti trasporti, al fine di espandere il novero dei responsabili tenuti a risarcire i danni anche ambientali, così da conseguire una maggiore attenzione anche da parte dei medesimi destinatari ai requisiti di modernità, di efficienza e di sicurezza delle navi da utilizzare per il trasporto via mare di sostanze inquinanti o pericolose,
impegna il Governo:
1) a rivedere la disciplina recata dall'articolo 35 del decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, che consente di recuperare le vecchie istanze di perforazione dei fondali marini;
2) a stabilire in maniera univoca che il parere degli enti locali sulle installazioni da assoggettare a VIA, sia acquisito e vagliato nell'ambito del procedimento VIA;
3) a rivedere il complesso delle autorizzazioni per la ricerca, le prospezioni e le perforazioni in mare rilasciate a seguito del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 27 dicembre 2012, cha ha ampliato la zona marina "C";
4) a reperire le risorse necessarie a finanziare le attività di decommissioning delle piattaforme da avviare a dismissione ed a provvedere alla soddisfazione delle ricerche di risarcimento a cui sono tenute le compagnie petrolifere per i danni ambientali cagionati attraverso l'innalzamento delle royalty sulle attività estrattive e sulle concessioni di coltivazione in mare;
5) a prevedere che l'istruttoria onerosa per le perforazioni in mare sia effettuata mediante il contributo di istituti tecnici e specialistici di livello nazionale, quali l'INGV o il CNR, che devono essere ordinariamente coinvolti in questo tipo di valutazioni, con oneri a carico dei soggetti che inoltrano l'istanza;
6) a promuovere in sede euro mediterranea iniziative volte a definire una comune strategia con tutti gli altri Paesi del Mediterraneo per una severissima regolazione dello sfruttamento di giacimenti sottomarini di idrocarburi liquidi nell'intero bacino;
7) a promuovere con la massima tempestività una rapida ratifica di tutti gli accordi e convenzioni internazionali, cui il nostro Paese ha aderito, che in ogni modo mirino a prevenire o a minimizzare gli impatti prodotti dalle attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi che si svolgono lungo le coste unitamente a tutte le convenzioni concernenti la prevenzione o minimizzazione degli impatti prodotti dal trasporto di idrocarburi e sostanze pericolose via mare o comunque relative all'inquinamento marino;
8) a verificare la compatibilità di attività eventualmente in corso da parte di Stati mediterranei in acque internazionali o di competenza di quegli stessi Stati con gli accordi internazionali in essere e con le discipline regolative concernenti lo sfruttamento della piattaforma continentale e comunque se non ritenga di attivare una stretta interlocuzione con gli stessi Stati per sollecitare il fermo di iniziative che, data la particolare contiguità e vicinanza con la regione marina e con le coste italiane, potrebbero metterne a rischio l'integrità e in virtù di ciò predisporre l'elenco esatto delle autorizzazioni rilasciate ed ancor oggi in vigore e con riferimento alle acque territoriali italiane e, al di fuori di esse, alla piattaforma continentale ed altresì di ogni altro nulla osta rilasciato anche con riferimento ad iniziative di stessa natura ove lo Stato italiano sia partecipe.
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